Finito il restauro del mosaico di Alessandro Magno al Mann. Presto un nuovo allestimento per ammirarlo in posizione pavimentale
Dopo due anni di lavori è stata consolidata la struttura e infine ultimata la pulitura de «La Battaglia di Isso», una delle opere musive più famose al mondo, custodita al Museo Archeologico di Napoli
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Finito il restauro del mosaico di Alessandro Magno al Mann. Presto un nuovo allestimento per ammirarlo in posizione pavimentale
di Alessandro ChettaDopo due anni di lavori è stata consolidata la struttura e infine ultimata la pulitura de «La Battaglia di Isso», una delle opere musive più famose al mondo, custodita al Museo Archeologico di Napoli
Particolare del mosaico della Battaglia di Isso
Alessandro Magno ha vinto un’altra battaglia, estetica e storica: il restauro del mosaico pompeiano della Battaglia di Isso è finito; torna a splendere una delle più incredibili opere musive del mondo, custodita al Mann - Museo Archeologico Nazionale di Napoli, diretto da Francesco Sirano.
Rifinite le ultime operazioni di pulitura, ora toccherà impiantare una pedana per permettere ai visitatori del museo di ammirare il capolavoro (la data esatta non c'è ancora), che resterà nella sua posizione originaria, cioè pavimentale, come venne realizzato nel I secolo dopo Cristo nella Casa del Fauno a Pompei e così ritrovato nei primi scavi settecenteschi.
Posizione originaria
La posizione verticale a mo’ di dipinto alla quale erano abituati i frequentatori del museo aveva certamente il suo fascino ma è stata anche fonte di parecchi guai per l’opera. La forza di gravità non perdona. «Il mosaico era in buona parte distaccato, stava scivolando via, l’intervento è stato oltremodo necessario» racconta Gianluca Regoli che insieme a Francesca Radiciotti ha guidato il raggruppamento di imprese che per oltre due anni sotto la direzione dei lavori del museo Archeologico ha messo in salvo il manufatto; in campo il team in cui figurano i tecnici e il personale di Equilibrarte srl, Berlucchi srl, e dell’impresa edile Calabria srl oltre all’ausilio di Gerardo De Canio e di Francesca Morandini.
La Battaglia di Isso
Le due fasi
Progetto da circa 400mila euro particolarmente complesso vista la mole – quasi sette tonnellate – che ha previsto due fasi: dapprima il mosaico è stato tirato giù e ribaltato per operare sul retro con l’eliminazione del vecchio supporto in legno e gesso, poi è stato effettuato il restauro del “rudus”, ossia il massetto in cocciopesto. Operazioni iniziali ben rappresentate nel documentario di Vanni Gandolfo «Il volto di Alessandro», disponibile su RaiPlay. In seguito (fase 2), l’apposizione del nuovo telaio in acciaio, ribaltamento e restauro del mosaico. «Per la pulitura ci siamo avvalsi di gel creati ad hoc mentre altri prodotti specifici sono stati iniettati per riempire i vuoti e consolidare la struttura» afferma Regoli. A ciò va aggiunta la rimozione di alcune stuccature antiche e degli strati di resine e cere che ingrigivano i colori di condottieri, soldati e cavalli.
«Adesso le figure appaiono finalmente più chiare, escono meglio i volumi - spiega Francesca Radiciotti -; i problemi maggiori riguardavano il supporto del retro in gesso, causa di solfatazione, un processo che accelera la degradazione delle tessere e produce sbiancamenti. Con l’equipe siamo arrivati in tempo anche grazie all’ex direttore del museo, Paolo Giulierini, che dopo la campagna di indagini diagnostiche ha deciso per un tutt’altro che semplice restauro, proprio perché è stato necessario movimentare un peso enorme».
La pedana
I visitatori come vedranno ora il mosaico? Non avrà vetro, e verrà costruita una pedana sopraelevata di 20 centimetri. «Emergeranno il rudus e poi il nucleus, lo strato finale bianco dove venne eseguito il disegno e su cui fu stesa la maltina di allettamento per le tessere – aggiungono i restauratori -. Siamo felici che torni in posizione orizzontale, modalità che favorirà una maggiore conservazione».
Il ritrovamento a Pompei
Ora due cenni storici sul mosaico, un vero e proprio frame cinematografico ante litteram in cui il macedone in sella a Bucefalo fronteggia (e vince) col suo esercito le schiere persiane di Dario III: in origine l’opera era composta da circa un milione e mezzo di tessere, la scena fu ripresa da un dipinto probabilmente di Filosseno di Eretria. Per sottrarla a furti, danneggiamenti e alle intemperie, nel 1843 venne trasportata da Pompei a Napoli con un viaggio avventuroso nonostante la breve distanza; il carro ferroviario trainato da sedici buoi sul quale fu sistemata la grande cassa impiegò più di dieci giorni per arrivare a destinazione, tra l’altro sfidando il maltempo di novembre; la cassa cadde un paio di volte lungo il tragitto lasciando temere danni irreparabili che per fortuna non si verificarono.
I restauratori di Alessandro, Regoli e Radiciotti, professionisti di lungo corso, hanno lavorato molto all’estero (i musei di Oman e Arabia saudita, la villa Silin in Libia) e anche sull’Arco di Augusto di Aosta. «Restituire alla collettività un’opera di valore storico immenso, tanto imponente e magnifica è certamente fonte di grande orgoglio – concludono - Un patrimonio da custodire al meglio con una manutenzione ordinaria annuale, insieme al monitoraggio da parte dei restauratori interni al museo e controlli più approfonditi ogni cinque anni”. Chi cura il passato protegge il futuro.
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27 febbraio 2026 ( modifica il 27 febbraio 2026 | 16:05)
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