Domenico non è un derby
Domenico non è un derby
di Massimo Gramellini | 27 febbraio 2026I tuoi preferiti
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Ci si spaventa anche solo a supporre che quanto avvenne nella sala operatoria di Bolzano, durante l’espianto del cuore destinato al piccolo Domenico, sia accaduto davvero. Quel contenitore di plastica più adatto a ospitare una peperonata che un organo umano (ma per usarne uno moderno sarebbe stato necessario sostenere un corso che nessuno aveva avuto voglia o interesse a fare). Quel ghiaccio secco portato da una «operatrice non specializzata», qualunque realtà si nasconda dietro una qualifica così burocratica e vaga. Quei goffi tentativi di versare acqua fredda, poi tiepida e infine calda sul cuore ghiacciato del donatore, neanche fosse un bastoncino di pesce surgelato. Fino alla scena caotica e mortificante dei medici austriaci, lì per espiantare altri organi, che sgridano i colleghi italiani cercando invano di rimediare al malfatto.
Un crescendo di pressapochismo e improvvisazione che non rende onore alla professionalità di tanti nostri chirurghi, all’avanguardia nel settore dei trapianti, ma che non può nemmeno essere archiviato sacrificando il solito capro espiatorio, destinato a immolarsi per la cattiva coscienza di molti, né trasformando una tragedia nell’ennesimo derby Nord-Sud, stavolta in versione Napoli contro Bolzano.
Qui è l’intero sistema sanitario a finire sotto accusa per mancanza di soldi, strutture, motivazioni e competenze. La morte evitabile di un bambino è uno scandalo. Ma, per come ci si è arrivati, sembra quasi un miracolo che non succeda tutti i giorni.
27 febbraio 2026
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