Kassandra, tre anni dopo MasterChef: «Ho un bel faccino, lo sfrutto ma lavoro 12 ore al giorno. Cannavacciuolo? Non è spavaldo come sembra, se non assume Teo ci perde»
La concorrente dell'edizione 13 si racconta: «A 12 anni pelavo patate. Chi mi segue non lo fa solo per la cucina. E io non sono solo MasterChef»
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Kassandra, tre anni dopo MasterChef: «Ho un bel faccino, lo sfrutto ma lavoro 12 ore al giorno. Cannavacciuolo? Non è spavaldo come sembra, se non assume Teo ci perde»
di Vittoria MelchioniLa concorrente dell'edizione 13 si racconta: «A 12 anni pelavo patate. Chi mi segue non lo fa solo per la cucina. E io non sono solo MasterChef»
Tre anni e due stagioni dopo la sua avventura a MasterChef Italia, Kassandra Galindo Rodriguez racconta cosa le ha lasciato il programma, il suo rapporto con i giudici e i compagni, e i sogni per il futuro tra cucina, ospitalità e personal branding.
Kassandra, cosa si ricorda oggi della sua esperienza a MasterChef?
«È stata un’esperienza bellissima, davvero. Peccato che in TV non arrivi mai esattamente come la vivi davvero. È una competizione di cucina, ma dietro c’è molto di più: crescita personale, confronto continuo, pressione, amicizie. Quest’anno, per esempio, hanno mostrato anche più il lato umano e sono contenta, perché noi lo avevamo suggerito già allora. È giusto far vedere che non siamo solo piatti e prove tecniche».
Cosa le ha lasciato, professionalmente e umanamente?
«Mi ha fatto crescere tantissimo. Ti metti alla prova davanti a tre colossi della cucina e ti confronti con professionisti incredibili. Penso a Chiara Pavan, che per me è un idolo, o allo chef brasiliano Alex Atala, con la sua filosofia legata alla foresta amazzonica: un modo di intendere la cucina che mi ha aperto la testa. Poi c’è la visibilità. MasterChef ti apre porte: sta a te decidere come giocartela. Io ho preso tutto il bello possibile, ho sfruttato l’onda social, ma soprattutto le opportunità reali nel mondo della ristorazione».
È cresciuta in un albergo di famiglia in Trentino. Quanto ha contato questo nel suo percorso?
«Tantissimo. I primi bicchieri li ho lavati lì. Le patate me le facevano pelare a 12 anni! Mia nonna aveva un albergo in Val di Cembra, 24 stanze, immerso nel verde. Mi sarebbe piaciuto portarlo avanti. Oggi quei luoghi, se modernizzati, funzionerebbero benissimo: poche camere, una spa, un’offerta curata. L’unico errore è stato non rinnovarlo in tempo. Io ho bisogno del contatto con le persone. Il servizio, l’attenzione al cliente, il calore dell’ospitalità: fanno parte di me».
Oggi sogna un ristorante suo?
«Non un ristorante “grande”. Non mi interessa fare 100.000 coperti. Mi piacerebbe un posto piccolo, 10 tavolini, 20 coperti, dove la gente venga a rilassarsi. Qualcosa che unisca cucina fatta in casa, bakery, aperitivo. Un luogo curato ma informale, dove stai bene. Oppure uno spazio eventi, catering, magari in Trentino più che a Milano. Milano è una piazza straordinaria ma durissima. Ti può andare benissimo o malissimo. E oggi per me conta anche il bilanciamento vita-lavoro. Non voglio solo correre».
È rimasta in contatto con i suoi ex compagni?
«Con alcuni sì. Con Alice ci sentiamo spesso, abbiamo fatto anche un catering insieme. Antonio è tornato in Sicilia, sono andata al battesimo della sua bimba. Alberto diventerà papà. Le amicizie nate lì sono vere, ma poi ognuno torna alla sua vita. Restano aggiornamenti, consigli, sostegno reciproco. È bello vedere la crescita degli altri».
E con i giudici?
«Un vero rapporto non si crea, è normale. Però posso dire che Giorgio Locatelli per me è stato quasi una figura paterna dentro il programma. Ci siamo sentiti anche dopo. Bruno Barbieri è esattamente come lo vedete: meraviglioso. In esterna ci portava i ghiaccioli! Si diverte tantissimo, è un personaggio ma è autentico. Antonino Cannavacciuolo? Sembra spavaldo ma secondo me è molto timido. Tiene una certa distanza, ma credo sia proprio una questione caratteriale».
Sta lavorando molto anche sui social. Vuole costruire un brand personale?
«Non voglio “aprire un brand”, ma voglio mostrare chi sono davvero. Ho capito che sui social funziona anche l’immagine. Ho sempre detto che non volevo puntare sul “bel faccino”, ma a 28 anni dico: smettiamo di essere ipocriti. Se c’è, sfruttiamolo. Lavoro 12 ore al giorno in cucina, esco distrutta e felice. Non sempre ho le energie per girare ricette perfette. Allora mostro anche altro: esperienze, lifestyle, la mia personalità a 360°. Chi mi segue mi segue per me, non solo per la cucina. E io non sono solo MasterChef».
Segue l’edizione attuale? Ha un preferito?
«La sto seguendo un po’ a pezzi. All’inizio tifavo Matteo Lee, ma è stato eliminato. In finale, tra Carlotta, Teo e Dunia, dico che Dunia è forse meno pronta per quello che viene dopo. Carlotta mi ricorda un po’ me, anche nel carattere: tosta, determinata. Ma il più pronto per la cucina vera, per uno stellato, è Teo – quello serio. Lo vedo in uno stellato domani mattina. Se Cannavacciuolo non gli fa una proposta per Villa Crespi, secondo me ci perde. Ha vocazione, non ha paura della fatica, impara velocemente. E nella cucina, senza vocazione, non vai lontano».
Ultima domanda: chi è oggi Kassandra?
«Una persona che ha bisogno di fare più cose. Di spaccarsi in cucina e poi di raccontarsi. Di lavorare duro ma anche di vivere. MasterChef è stato un capitolo importante. Ma non è tutta la mia storia.
E il bello deve ancora venire».
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26 febbraio 2026 ( modifica il 26 febbraio 2026 | 17:46)
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