Bergamo Film Meeting, l'Europa al centro delle opere in concorso. L'effige di Tony Curtis per la campagna in supporto al festival
La 44esima edizione dal 7 al 15 marzo. Poca America e una sola pellicola italiana fra i quattordici doc di «Visti da vicino»
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Bergamo Film Meeting, l'Europa al centro delle opere in concorso. L'effige di Tony Curtis per la campagna in supporto al festival
di Federico FumagalliLa 44esima edizione dal 7 al 15 marzo. Poca America e una sola pellicola italiana fra i quattordici doc di «Visti da vicino»
Il Bergamo Film Meeting (la 44esima edizione sarà dal 7 al 15 marzo) suona idealmente l’«Inno alla gioia» di Beethoven, tema musicale dell’Unione Europea. Come sempre ma quest’anno con rinnovato slancio, il festival presta al cinema europeo le proprie attenzioni e passioni. Anche perché, come dice Davide Ferrario presidente BFM, «da intellettuale, quale forse ancora sono, credo sia possibile nutrire oggi qualche dubbio sull’avere gli Usa come riferimento culturale».
Nel presentare il gigantesco programma – oltre 170 titoli – le direttrici Fiammetta Girola e Annamaria Materazzini fanno spesso riferimento alla geografia continentale, che occupa per intero le caselle di entrambe le sezioni competitive. «I sette film della Mostra Concorso sono tutti profondamente europei. Parlano dei valori dell’Europa e delle sue aspirazioni, dei problemi di singoli cittadini o di intere popolazioni». Nessun italiano in gara (non è un bel segno, dopo che le produzioni nazionali hanno saltato la recente Berlinale). Le opere, «scelte fra circa 500 iscritti», arrivano da Germania, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna, con la Francia, al solito prolifica, ne porta due e con Cipro che festeggia il proprio debutto al Film Meeting.
Un solo tricolore sventola fra i quattordici doc di «Visti da vicino», la categoria dedicata ai documentari. Si tratta di «Padrone e sotto» di Roberto-C., della new wave artistica napoletana. Il Grand Tour prosegue con «Europe, Now!» che, esplicito sin dal nome, presenta le personali complete di due registi agli antipodi autorali. La mistica ungherese Ildikó Enyedi (Orso d’oro a Berlino per «Corpo e anima»), il 12 marzo incontrerà il pubblico in Sala Galmozzi. Lo stesso giorno in Auditorium ci sarà il suo bellissimo e ancora inedito in Italia «Silent Friend», che ha per protagonista un albero secolare che interagisce con esseri umani di epoche diverse.
Alex van Warmerdam è il Luis Buñuel olandese. La maniera grottesca con cui il regista di «Borgman» (a Cannes nel 2013) tratteggia la borghesia, richiama il cinema di Don Luis ma anche il Pasolini di «Teorema».
Si chiama «Europa Europa» il film del 1990 della polacca Agnieszka Holland, cui il Bergamo Film Meeting dedica una retrospettiva lunga 16 film. Fra questi l’ultimo «Franz», Kafka (ma non il suo «Poeti dall’inferno» con il giovane Di Caprio-Rimbaud).
I generosi omaggi cinefili del BFM sono un’ulteriore nota di merito. La maschera comica dell’attore Louis de Funès è stata scelta «come immagine del festival — aggiunge Girola —. Con lui apriamo una finestra spensierata e divertente». Tra gli Anni ’50 e ’70 ha sbancato il botteghino francese, «gli spettatori più giovani ora avranno modo di scoprirlo». La stessa Francia ha adottato, non solo artisticamente, il grande cineasta iraniano Abbas Kiarostami. Nel decennale della scomparsa (a Parigi) il lungo addio all’autore di «Dov’è la casa del mio amico?» e «Il sapore della ciliegia» passa da Bergamo, dove sarà ricordato dal figlio produttore Ahmad.
Gli anniversari si sprecano e il Bergamo Film Meeting riavvolge la pellicola. È il centenario della nascita di Andrzej Wajda e Lab80 compie mezzo secolo. Del maestro polacco si vedrà, non soltanto, il capolavoro «I dannati di Varsavia». Per il cinquantesimo «dei nostri amici e compagni di viaggio», BFM gioca le carte cinefile Béla Tarr («Perdizione»), il Ferreri spagnolo («El cochecito», in memoria di Piercarlo Nolli cofondatore di Lab80) e «Il vento fa il suo giro» di Giorgio Diritti, che a Bergamo vinse – altra cifra tonda – nel 2006.
La faccia migliore dell’America non si può tralasciare perché, comunque, «il cinema statunitense noi l’abbiamo amato», specifica Ferrario. Tanto carismatico Tony Curtis, da avere scelto l’effigie del divo per la campagna Support BFM 2026. Amare Curtis è facile. Per adorarlo serve «A qualcuno piace caldo». «Lo proietteremo sia in Auditorium sia in Sala dell’Orologio. Così nessuno rimane fuori (forse, ndr)», promette Materazzini. La magia del cinema d’animazione regala la vita a «uno schermo bianco, con spilli metallici». Diana Cardani presenta così il pinscreen. «La rara tecnica artigianale dai risultati onirici» è al centro di proiezioni e laboratori. Aperti anche ai più piccoli. A loro è in particolare rivolto Kino Club, la vivace costola educational del Film Meeting. Ma tutto il cinema è educazione, per chiunque.
Commenta il vicesindaco Sergio Gandi: «Quello del BFM è un grandissimo lavoro, che in queste condizioni (il ritardo dei contributi ministeriali aggrava le incertezze economiche, ndr) diventa ulteriormente difficile. Il Comune cerca di dare una mano». Di mano in mano, come tradizione, il testimone passerà dal Film Meeting al Bergamo Jazz (19-22 marzo). La gioia in città suona diversi spartiti.
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