Dacia Maraini: «Io vegetariana perché gli animali sono compagni di viaggio e dobbiamo rispettarli. Così ho fatto amicizia con un gabbiano»
La scrittrice che ha un lungo sodalizio con Napoli (e tornerà a maggio per il Premio Morante) racconta il suo rapporto con gli amati animali
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Dacia Maraini: «Io vegetariana perché gli animali sono compagni di viaggio e dobbiamo rispettarli. Così ho fatto amicizia con un gabbiano»
di Vincenza AlfanoLa scrittrice che ha un lungo sodalizio con Napoli (e tornerà a maggio per il Premio Morante) racconta il suo rapporto con gli amati animali
Un sodalizio lungo tra Napoli e Dacia Maraini, rinsaldato negli anni da una forte intesa sul piano artistico e umano e dai tanti lettori e amici che la scrittrice annovera nella città. A Napoli, nel 2018, Maraini ha ricevuto la laurea honoris causa in Letterature comparate dall’Università l’Orientale. L’appuntamento col Premio Elsa Morante, di cui è presidente, la vede protagonista di una tappa annuale nella città, dove tornerà anche quest’anno, per il quarantennale del Premio, precisamente il 12 maggio, presso il teatro Diana.
Da qualche giorno in libreria con «Anche i cani a volte volano» (Solferino). Un libro che conferma la sua sensibilità e il costante impegno nei confronti di questioni etiche, politiche, sociali. Una militanza lunga quanto la sua vita e attività letteraria, declinata attraverso la narrativa, la saggistica, il teatro, il giornalismo. Al centro dell’agile volume, l’attenzione per l’ambiente e il benessere animale si spinge fino alla recente idea del «one health», che considera la salute umana, animale e ambientale connesse e fortemente interdipendenti tra loro. A pagine di impronta più marcatamente saggistica si alternano momenti narrativi delicatissimi, come il racconto della dolorosa perdita della sua cagnolina.
Storie che ricordano l’amicizia di Raffaele La Capria, con cui Dacia Maraini ha avuto un profondo sodalizio umano e intellettuale, col suo cane Guappo, immortalata nel commovente racconto Guappo e altri animali. Analogamente a quanto nel libro scrive Dacia Maraini, lo scrittore indaga il rapporto tra uomini e animali invitandoci a non profittare della loro pazienza, stigmatizzando il maltrattamento e tutte le forme di abuso che l’uomo perpetra nei loro confronti.
Maraini, nel libro lei descrive i suoi numerosi incontri con animali, anche selvatici, che si sono poi trasformati in storie d’amicizia. Che importanza hanno gli animali nella sua vita?
«Ho sempre amato e frequentato assiduamente gli animali. Ho avuto la compagnia di tanti cani (purtroppo vivono poco e dobbiamo sempre assistere con dolore alla loro morte), alcuni gatti, anche una pecorella, una anatra, un cavallo e dei passerotti. Ma mai in gabbia. Un passerotto che avevo trovato caduto dal nido lo tenevo libero in casa e mi faceva la cacca sui libri, ma era una delizia vederlo volare per le stanze e poi magari venire a posarsi sulla mia spalla. Quando ha ripreso le forze l’ho lasciato libero».
Ci racconta la sua avventura col gabbiano?
«Intorno a casa mia che è vicina al Tevere è pieno di gabbiani. Ce n’era uno che si fermava sul mio terrazzo e mi guardava mentre io scrivevo. Ho pensato che forse voleva qualcosa e mi sono avvicinata piano piano porgendogli un pezzetto di pane. Lui non ha avuto paura, non è scappato. Ha allungato il becco e ha preso il pane dalle mie dita senza toccarmi. Da quel giorno è diventato un rito. Mi aspettava fuori dal balcone per avere il suo pezzetto di pane o un mezzo biscotto. Non mi ha mai fatto male, sebbene abbia un becco acuto e tagliente. Gli animali capiscono quando uno vuole solo fare amicizia, o quando uno ha delle brutte intenzioni. Infatti in montagna mi sono trovata in mezzo a cani selvatici, lupi e branchi di cinghiali ma non mi hanno mai aggredita. Spesso è proprio la paura dell’essere umano che scatena in un animale la voglia di aggredire. Se ti dimostri amichevole e senza paura, di solito si avvicinano fiduciosi».
Quanto abbiamo bisogno degli animali domestici e quanto loro hanno bisogno di noi?
«Alcuni animali selvatici sono diventati domestici perché è convenuto a loro e a noi. Ma non sono schiavi. Sono compagni di viaggio e dobbiamo rispettarli».
Nel libro ci sono parole molto severe contro la caccia, i circhi, gli zoo.
«La caccia è cambiata. Mentre aveva un certo senso quando c’erano milioni di animali selvatici che insidiavano la tranquillità delle collettività umane, oggi li abbiamo sterminati e la caccia, da necessità di sopravvivenza è diventato puro divertimento. E poi i fucili sono diventati talmente sofisticati che praticamente fanno tutto da soli. Non c’è più nessuna reciprocità, solo carneficina. Non parliamo di quei poveri uccelli che dopo avere volato faticosamente per migliaia di chilometri per deporre le uova, vengono colpiti al volo per il divertimento del cacciatore. In quanto ai circhi, e agli zoo, avevano un senso quando nessuno conosceva gli animali selvatici e venivano messi in mostra per la meraviglia dei bambini. Ma oggi con le immagini, i filmati che entrano addirittura dentro le loro grotte facendoci conoscere tutti i particolari delle loro vite e non c’è più bisogno di tenerli prigionieri per mostrarli ai bambini».
Lei ha scelto di diventare vegetariana. Cosa pensa di chi mangia la carne degli animali?
«Penso che se chi mangia carne andasse anche una volta sola in un macello, probabilmente non la potrebbe più sopportare. Vedere come uccidono un povero vitello, magari davanti alla madre che intanto viene imbottita di ormoni per produrre più latte, e poi vedere quella povera bestia squartata e fatta a pezzi fa passare la voglia di mangiare carne».
Come possiamo correggere il nostro modo di convivere con gli animali?
«Ci vuole meno egoismo androcentrico. Non siamo i padroni del mondo. Dobbiamo convivere con gli animali rispettandoli e amandoli. Siamo tutti sulla stessa barca e il loro benessere è anche il nostro. Noi invece pensiamo di sfruttare tutto: terra, acqua, aria e animali. Se ci sono utili li teniamo, altrimenti li buttiamo come immondizia e questo non è degno di chi si pretende una creatura civile e umana».
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