Sanremo, l’abbraccio di Lda e Aka7en dopo la prima: «In quel gesto c’erano anni di sacrifici»
Il duo napoletano in gara con "Poesie clandestine" che darà titolo all'album in uscita il 6 marzo: «L'abbiamo scritto in pochi giorni, subito dopo l'annuncio di Conti che eravamo in gara»
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Sanremo, l’abbraccio di Lda e Aka7en dopo la prima: «In quel gesto c’erano anni di sacrifici»
di Alessandro SavoiaIl duo napoletano in gara con "Poesie clandestine" che darà titolo all'album in uscita il 6 marzo: «L'abbiamo scritto in pochi giorni, subito dopo l'annuncio di Conti che eravamo in gara»
Lda e Aka7en si sono stretti in un bellissimo abbraccio al termine della loro esibizione nella prima serata del Festival di Sanremo. «In quel gesto c’era tanta liberazione, tanti sacrifici, tanta fratellanza: un momento arrivato dopo 2-3 anni tra alti e bassi. Siamo stati forti ad accettarli e adesso ci godiamo l’affetto del pubblico, ne siamo grati».
Così hanno commentato i più giovani di questa edizione, che sono stati gli ultimi a salire sul palco dell’Ariston con il brano «Poesie clandestine», che darà il titolo al loro album in uscita il 6 marzo.
«Aspettavamo questo giorno come un bambino aspetta il Natale», aggiunge Lda, nome d’arte di Luca D’Alessio, figlio di Gigi. «Mio padre è contento della nostra esibizione – spiega – ma ha fatto più complimenti ad Aka che a me!».
Venerdì il duo napoletano ha invitato Tullio De Piscopo per proporre una cover di «Andamento lento». «Lo abbiamo convinto con un nostro arrangiamento – spiegano – il Maestro ha voluto ascoltarlo prima di accettare e gli è piaciuto tantissimo». «E poi – aggiunge Aka, alias di Luca Marzano – suonerò anch’io quella sera, sarà bello e divertente».
Divertimento, infatti, è la parola d’ordine di questa joint venture tra due artisti nati entrambi ad Amici di Maria De Filippi, che, in una serata trascorsa insieme in studio, hanno trovato lo spunto per il brano portato a Sanremo.
«Avevamo finito i nostri tour estivi e ci siamo messi a suonare in studio, così, per divertirci: una di quelle sessioni che di solito cestini, invece ci ha portato fino a qui». Il tutto sconvolgendo i loro piani da solisti. «Appena abbiamo scoperto di essere stati scelti da Carlo Conti ci siamo messi a scrivere il disco. Siamo usciti dalla nostra comfort zone, abbiamo realizzato anche qualcosa che va oltre il latin, pur tenendo sempre ben presenti le nostre radici napoletane. Tra di noi c’è tanta stima, non c’è mai stata competizione, solo critiche e spunti costruttivi. Ci siamo cimentati in tanti stili, nella ricerca delle parole, delle melodie e delle armonie, e siamo molto contenti del risultato».
Una coppia che si è alimentata a vicenda. «Mi piace l’approccio di Aka: è un vero professionista. Appena si entra in studio non c’è neanche il tempo per un caffè, si va subito al pianoforte. La maggior parte dei pezzi sono nati così, poi io mi agganciavo con le melodie». «Adoro l’attitudine di Lda, la sua coolness: pur essendo molto giovane è un grande cultore di musica. Da lui ho assorbito influenze e penna: scrive di cuore, di getto, e arriva al pubblico perché è vero».
E se si chiede loro un ricordo legato ai Sanremo del passato, le risposte sono tutt’altro che scontate. «Per me è “Ancora” di De Crescenzo – dice Lda – un brano che mia madre mi faceva ascoltare al risveglio, prima di andare a scuola, quando ero piccolo». «Il mio ricordo – conclude Aka – è Alex Baroni».
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