Black Sabbath e il post sul concerto di Vicenza del 1973 (dove Ozzy Osbourne ruppe la chitarra)
Corriere della Sera - Cultura

Black Sabbath e il post sul concerto di Vicenza del 1973 (dove Ozzy Osbourne ruppe la chitarra)

Mercoledì 25 febbraio 2026
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La dedica della storica band sui social con la vecchia locandina «satanica» dell'epoca e la formazione originaria

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Black Sabbath e il post sul concerto di Vicenza del 1973 (dove Ozzy Osbourne ruppe la chitarra)

di Dimitri Canello

La dedica della storica band sui social con la vecchia locandina «satanica» dell'epoca e la formazione originaria

Cinquantatré anni dopo, quel 22 febbraio continua a vibrare nella memoria collettiva di Vicenza. Sui propri canali ufficiali, i Black Sabbath hanno voluto ricordare la tappa berica del tour italiano del 1973, condividendo anche la storica locandina che annunciava il concerto al Palazzetto dello Sport, così come era indicato allora. Nel manifesto dalla grafica «satanica» comparivano anche le altre date di quel breve passaggio in Italia: Bologna il 19 febbraio, Novara il 20 e Roma il 23. 

Il post, non a caso, è geolocalizzato proprio a Vicenza, a sottolineare il legame con quella serata. Per la città fu un evento spartiacque. Sul palco salì la formazione originale: Ozzy Osbourne alla voce, Tony Iommi alla chitarra, Geezer Butler al basso e Bill Ward alla batteria. Quattro musicisti che avevano già inciso i primi capitoli di una discografia destinata a cambiare il rock: dall’omonimo esordio del 1970 a Paranoid, da Masters of Reality fino a Vol. 4. Brani che quella sera risuonarono potenti, in un palasport lontanissimo dalle logiche dei mega-eventi contemporanei. L’atmosfera era essenziale, quasi spartana: niente effetti speciali sofisticati, solo un proiettore che disegnava sul fondale immagini tremolanti, evocando suggestioni oscure. Il suono, invece, era tutt’altro che minimale. Iommi, mancino e costretto a reinventare la tecnica dopo l’incidente che gli costò due falangi, aveva abbassato l’accordatura per rendere più morbide le corde: da lì nacque quel timbro cupo e minaccioso che sarebbe diventato la cifra dell’heavy metal. 

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La sezione ritmica di Butler e Ward rendeva ossessivi i riff, mentre la voce di Osbourne attraversava il frastuono con un’intensità quasi allucinata. Non mancarono momenti inattesi: una pausa improvvisa, le voci che si rincorrevano tra il pubblico, poi Ozzy che riapparve spiegando con un improbabile «The guitar is broken!». Quando il concerto riprese, fu un’escalation fino a notte inoltrata. E alla fine arrivò anche Paranoid, esplosa come bis tra urla e fischi impazienti, a suggellare una serata che molti ricordano ancora come irripetibile. In quei mesi, al Palasport passarono anche Gentle Giant e Jethro Tull: un filotto di concerti che fotografava un’epoca in cui il live era l’unico modo per vedere i propri idoli. Nessun social, nessuna diretta streaming. Solo palco, amplificatori e un pubblico pronto a lasciarsi travolgere. E quella notte del 1973, a Vicenza, la rivoluzione aveva il suono dei Sabbath.

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25 febbraio 2026 ( modifica il 25 febbraio 2026 | 14:56)

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