«Mr Nelson: Did You Kill People?» di Shinya Tsukamoto. L'orrore del Vietnam: chi sopravvive è spacciato
Il regista giapponese di culto affronta la madre di tutti i conflitti americani. Una prima parte visivamente potente si affloscia nella seconda, ripetitiva e convenzionale
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«Mr Nelson: Did You Kill People?» di Shinya Tsukamoto. L'orrore del Vietnam: chi sopravvive è spacciato
di Sara D'AscenzoIl regista giapponese di culto affronta la madre di tutti i conflitti americani. Una prima parte visivamente potente si affloscia nella seconda, ripetitiva e convenzionale
Rodney Hicks e Geoffrey Rush in una scena del film
«Mr. Nelson, Did You Kill People?» di Shinya Tsukamoto
Inizia come un incubo e peggiora il nuovo film del regista di culto Shinya Tsukamoto, autore della saga di Tetsuo. Al solo apparire del suo nome nei titoli di testa è un boato di fiducia. Ma che cos'è questo film? I ricordi di ciò che ha dovuto fare e subire nella guerra del Vietnam tormentano l'ex marine Allan Nelson (la sua storia è vera e anche se non lo fosse le guerre sfornano milioni di Allan Nelson da sempre). Tornato alla vita, appena ventenne, vive come un barbone in una casa abbandonata, con i randagi che gli mangiano le scatolette di tonno, lo stigma della vergogna dipinto nel viso di bambino. Quando un'ex compagna di scuola diventata maestra lo invita a parlare ai suoi allievi della sua esperienza Allan va in panico ma alla fine capitola. Lo rifarà tantissime volte, fin da anziano. E ogni volta sarà un inferno risentire i boati delle bombe là dove sono semplici autobus che passano, mostri al posto di piccoli roditori quasi innocui, vittime innocenti al posto di chiunque abbia di fronte. Nella prima parte lo stile di Shinya Tsukamoto, è fisico, materico. Gli scossoni li prova anche il pubblico, i colpi di fucile abbattono idealmente anche le prime file. Quando il film comincia a incepparsi è nella seconda parte, quando le sedute con lo psicanalista interpretato da Geoffrey Rush sembrano funzionare. Allan sembra stabilizzarsi, ma il male lo aspetta e lo aspetterà sempre. E i fantasmi saranno sempre più ingombranti, togliendogli ogni volta un pezzo di vita. Il male della guerra ha radici profonde, è la tesi del film. E Shinya Tsukamoto lo pedina, lo scarnifica fino a non avere più sangue e pelle. Il risultato però è vanificato nella seconda parte da una scelta più tradizionalista e da una ripetizione del messaggio che non fa che appesantire la visione.
Voto: 6,5. Visivamente potente nella prima parte, si perde inesorabilmente nella seconda.
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4 settembre 2026
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