Troppe scommesse per il voto in Svezia
La coalizione di destra sta erodendo il vantaggio conquistato nei mesi scorsi dell’opposizione di centro-sinistra. Sarà probabilmente uno scontro all’ultimo voto
Troppe scommesse per il voto in Svezia
Paolo Lepri | 4 settembre 2026La coalizione di destra sta erodendo il vantaggio conquistato nei mesi scorsi dell’opposizione di centro-sinistra. Sarà probabilmente uno scontro all’ultimo voto
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Tanto per cambiare, anche le elezioni svedesi del 13 settembre sono molto incerte. La coalizione di destra che sostiene il governo del conservatore Ulf Kristersson sta erodendo — secondo gli ultimi sondaggi — il vantaggio conquistato nei mesi scorsi dell’opposizione di centro-sinistra guidata dall’ex premier socialdemocratica Magdalena Andersson. Sarà probabilmente uno scontro all’ultimo voto.
Ma i personaggi di cui si parla di più non sono Kristersson (che è sempre stato abbastanza scolorito) e Andersson (che deve fare i conti con le frizioni esistenti tra sinistra e centristi) perché gli equilibri verranno decisi dalla scommessa della liberale Simona Mohamsson, presidente del partito più piccolo della maggioranza, che in marzo ha abbracciato di fronte ai giornalisti il leader nazional-populista Jimmie Akesson annunciando che era pronta ad accettarlo come ministro. I Democratici svedesi, fondati nel 1988 da un gruppo di esponenti neonazisti, non fanno parte dell’esecutivo ma lo sostengono in Parlamento. Si sono fatti conoscere per la loro radicale politica anti-immigrati e anti-musulmani. «Senza i liberali non ci sarà nessuna coalizione blu e gialla», dice Mohansson, riferendosi ai colori di moderati ed estrema destra. Trentuno anni, figlia di un palestinese di cittadinanza israeliana e di una libanese sciita (il vero nome della famiglia era Mohammed), la ministra dell’Educazione è terrorizzata: i liberali navigano sotto la soglia necessaria (il 4%) per entrare nel Riksdag.
E Akesson, come sottolinea Le Monde, non ha intenzione di aiutare quelli che ritiene ancora degli «avversari» e scoraggia l’idea di un «voto utile» per salvarli. C’è chi sostiene che punti soprattutto a diventare premier nel 2030. Impossibile dire come andrà a finire. Molti cittadini hanno votato in anticipo, dimostrando interesse per i temi in discussione. Tra questi, la difesa dello stato sociale in un Paese che, ricorda il quotidiano francese, è diventato un «paradiso per i milionari». Gli «ultra-ricchi» sono cinquantuno, scrive Forbes: una percentuale alta rispetto alla popolazione. Troppi? Non per i liberali di Mohamsson che vorrebbero «raddoppiarli entro il 2036». Forse non tutto, in queste elezioni, è così complicato.
4 settembre 2026
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