«15/18 A place to heal» di Cédric Kahn: la normalità del disagio mentale. Ma nel finale il film pasticcia un po'
Corriere della Sera - Cultura

«15/18 A place to heal» di Cédric Kahn: la normalità del disagio mentale. Ma nel finale il film pasticcia un po'

Venerdì 4 settembre 2026
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Il regista ricrea le situazioni ascoltate in un reparto psichiatrico per adolescenti dai 15 ai 18 anni. Tutto così naturale da essere credibile. A parte l'ultima mezz'ora

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«15/18 A place to heal» di Cédric Kahn: la normalità del disagio mentale. Ma nel finale il film pasticcia un po'

di Sara D'Ascenzo

Il regista ricrea le situazioni ascoltate in un reparto psichiatrico per adolescenti dai 15 ai 18 anni. Tutto così naturale da essere credibile. A parte l'ultima mezz'ora

I giovani protagonisti in una scena del film

«15/18 (A place to heal)» di Cédric Kahn

La vita scorre nel reparto psichiatrico di un ospedale in Francia per ragazzi  problematici. Lucia, Enzo, Eloise. Nomi che portano una storia, quasi sempre di abusi, violenza, mancanza d'amore e ascolto nel nucleo familiare. La telecamera di Kahn è accucciata a fianco ai ragazzi, a creare l'illusione che le sedute possano essere vere, il disagio tangibile, la situazione senza via d'uscita. È un cinema verità che però è riscrittura, sapiente ascolto, ma finzione. E anche i ragazzi, che sembrano così naturali recitano. L'andamento è proprio quello di un film documentario: seduta dopo seduta, notte di guardia dopo notte di guardia, vediamo scorrere lo spettro delle crepe contemporanee: comportamenti inappropriati, abuso di farmaci, droghe, depressione, disturbi alimentari. Il film di Kahn parla di cosa abbiamo fatto ai figli e dell'incapacità dei genitori di correre ai ripari, continuando a gettare sale sulle ferite. Qualcosa non torna però: il meccanismo dopo un po' rischia di essere ripetitivo e il limite esplode nel finale. Anzi, nei finali, che non si rivelano, ma di cui si può dire che è lì, in quei boschi inospitali che si perde il rigore del film. Peccato. Perché la verità di un film così sta nel nascondersi, nel non rivelarsi della macchina da presa, mentre quando i ragazzi escono - perché usciranno - è come se il film si trasformasse e perdesse la sua identità, corrompendosi con l'ambiente esterno. 
Voto: 6,5. L'ispirazione e il rigore reggono fino a tre quarti, poi si perde in troppi finali. 

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4 settembre 2026

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