Jovanotti: «C'è aria di catastrofe, salite sulla mia Arca. Crollano certezze che credevamo eterne, come la democrazia»
L'artista in concerto ad Agnano: «Napoli è un punto di riferimento. Ma non so cantare classici come Luna Rossa»
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Jovanotti: «C'è aria di catastrofe, salite sulla mia Arca. Crollano certezze che credevamo eterne, come la democrazia»
di Carmine AymoneL'artista in concerto ad Agnano: «Napoli è un punto di riferimento. Ma non so cantare classici come Luna Rossa»
«Dire quanta gioia ci può essere a suonare a Napoli è impossibile: questa città ha prodotto la più bella musica del mondo e gli artisti più rilevanti, e continua a farlo». Lorenzo Jovanotti arriva all’appuntamento di venerdì 4 con parole che sembrano già un ritornello. All’Ippodromo di Agnano porterà la sua «Arca di Lorè», il grande viaggio musicale che per una giornata trasformerà l’ippodromo napoletano in una grande arena, tra musica, ospiti e contaminazioni. È il ritorno di Jovanotti a Napoli dopo undici anni dall’ultimo live, quello del 26 luglio 2015 all’allora Stadio San Paolo. Ma questa volta l’idea non è semplicemente quella di un concerto: «L’Arca non ci salva: ci mette in viaggio. E il viaggio, se lo fai insieme, è già un pezzo di futuro», dice il cantante.
La parola che torna più spesso nel racconto di Jova è «movimento». Il progetto nasce dall’idea di reagire a un tempo che l’artista avverte segnato da inquietudine e disorientamento. «C’è un’aria di catastrofe imminente che non possiamo ignorare», dice Jovanotti. «Crollano certezze che per la mia generazione sembravano eterne: progresso, apertura, democrazia, perfino la gioia. E intanto cresce un certo marketing della depressione, alimentato dalla nuova Santa Inquisizione dei social che giudica, polarizza, semplifica. La sensazione è reale, ma non è l’unica possibile».
La risposta, per lui, è rimettersi in cammino. «Con il movimento. È il mio modo da sempre: aprire porte, attraversare spazi, mettermi in gioco. La strada cura. E quando inciampi, come dice Joseph Campbell, ‘lì trovi l’oro’. Voglio andare proprio lì: dove ci si rialza, si inventa, si cambia prospettiva». Da qui l’immagine dell’Arca, simbolo di una traversata più che di una fuga. «È un archetipo di speranza, un mezzo di trasporto simbolico prima ancora che logistico. Non salva ciò che è perso, ma ciò che vale la pena portare nel futuro. E per me la prima cosa da salvare è la musica, il ritmo condiviso, la festa come forma di conoscenza. L’Arca nasce per questo: generare energia invece di subirla».
E Napoli, in questo viaggio, occupa un posto particolare. Jovanotti la racconta attraverso una genealogia musicale che va dai grandi maestri della canzone napoletana alla scena contemporanea. «Parlo di Murolo, di Bruni, per me classici intoccabili come Puccini: una volta ho provato a cantare ‘Luna rossa’, ma ho capito che non sono in grado. Parlo di maestri più recenti come Pino Daniele, che ci manca come l’aria, come James Senese, Enzo Avitabile. Ma parlo anche della nuova scena». Una Napoli che per Jovanotti non è solo una tappa del calendario, ma una delle matrici della musica italiana.
Domani la giornata comincerà nel pomeriggio e avrà una dimensione da festival. Ci saranno Enzo Avitabile con i Bottari e la Black Tarantella Band, i Planet Funk, I Patagarri, Parisi, la Gangé Brass Band, Antonia e Walter Ricci. È prevista inoltre una special guest a sorpresa. I cancelli apriranno alle 15, il programma partirà alle 16.30, mentre il concerto di Jovanotti è previsto dalle 20.45, con uno show destinato a protrarsi per quasi tre ore. La dimensione collettiva è al centro dell’idea dei live di Lorenzo. «Io non faccio guerre ideologiche: faccio feste», spiega. Anche la bicicletta, elemento ricorrente nel suo immaginario, resta parte del racconto: «Perché la bici è ritmo, è corpo che si muove, è contatto. È un gesto politico senza fare politica: consumi poco, vedi tutto, ti fermi, incontri. E con le bici elettriche ci possono venire tutti. Sarà una staffetta di persone e di storie».
C’è poi la sostenibilità, che l’artista considera parte integrante dello show. «Come già fatto con il PalaJova, useremo biofuel, energia certificata, lavoriamo su riciclo e logistica pulita. La sostenibilità non è uno slogan: è una pratica quotidiana e possibile». Anche sul palco Jovanotti ha scelto di andare controcorrente, puntando su una formazione musicale particolarmente ampia. «Perché oggi tutto è sequenze, pixel, autotune. Bellissimo, eh. Ma io avevo bisogno di fiati, percussioni, cori: di persone che vibrano sul palco. La musica è relazione fisica. Questa band mi ha rimesso al mondo».
Per l’afflusso previsto ad Agnano, il Comune ha predisposto un piano straordinario per la viabilità: dalle 14 sarà vietato il transito in alcuni tratti di via Beccadelli e via Astroni, mentre dalle 8 scatterà il divieto di sosta, con rimozione, in via Beccadelli e via Nuova Agnano. Nell’area dell’Ippodromo, dalle 8 e fino a cessate esigenze, sarà inoltre vietata la vendita di bevande in vetro, lattine e contenitori rigidi, consentita solo in bicchieri di plastica leggera o carta. Domani così ad Agnano l’Arca di Jova proverà a mettere in movimento una folla, facendo incontrare generazioni e linguaggi diversi, dalla tradizione napoletana all’elettronica, dal pop ai ritmi del Sud. Per Jovanotti, alla fine, il senso è semplice: «Muoversi è vivere». E Napoli sarà una delle tappe più importanti di questo viaggio.
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[an error occurred while processing this directive]4 settembre 2026
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