Il fascino del male, violenza e riscatto nel nuovo romanzo di Massimo Anania
Corriere della Sera - Cultura

Il fascino del male, violenza e riscatto nel nuovo romanzo di Massimo Anania

Giovedì 3 settembre 2026
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Un ragazzo con il mito di Vallanzasca finisce in un incubo horror. «La solitudine degli adolescenti porta a cercare riferimenti anche negativi e violenti. Il “male” diventa qualcosa da emulare perché fa sentire forti»

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Il fascino del male, violenza e riscatto nel nuovo romanzo di Massimo Anania

di Francesca Visentin

Un ragazzo con il mito di Vallanzasca finisce in un incubo horror. «La solitudine degli adolescenti porta a cercare riferimenti anche negativi e violenti. Il “male” diventa qualcosa da emulare perché fa sentire forti»

Lorenzo, 17 anni, dopo una birra si trova nudo in uno scantinato, legato, una pistola puntata alla testa. E ha una sola notte per capire chi lo vuole morto. Una storia tra noir e thriller nel nuovo romanzo Solo una birra prima di andare a dormire (Morellini, 205 pagine, 18 euro) di Massimo Anania, scrittore che vive a Belluno. Per salvarsi, il giovane protagonista del libro, cresciuto con il mito di criminali come Vallanzasca e Lutring, deve ripercorrere il suo passato e trovare la chiave dell’incubo horror in cui è sprofondato. «Diventerò famoso per la mia gentilezza e per il coraggio, per come faccio le rapine - dice Lorenzo nell’istrionico desiderio di emulare i «cattivi» che ammira - parleranno di me sui giornali e sui libri di scuola, imbratteranno i muri con il mio nome e qualcuno se lo tatuerà sulla pelle». Azione, suspence, ritmo crudo e serrato, scrittura visiva e cinematografica, per raccontare attraverso una trama noir illusioni e derive, contraddizioni e fragilità di un adolescente contemporaneo. Massimo Anania presenta il libro il 2 ottobre a Bolzano, libreria Ubik, il 22 ottobre a Mestre, libreria Coop (ore 18), poi ha in programma un tour a Feltre, Fonzaso e Belluno tra ottobre e novembre .

Anania, com’è nata l’idea di questa storia nera?
«Sono partito da fatti di cronaca. In particolare mi aveva colpito l’intervista alla guardia di un carcere minorile, che raccontava come i giovani bulli dietro le sbarre durante il giorno fossero strafottenti e arroganti, ma poi la notte piangevano al buio... Questo mi ha fatto riflettere sulla fascinazione del male che attecchisce sui ragazzini, ma di solito nasconde solo molta solitudine e fragilità, bisogno di attenzione, è una richiesta di aiuto».

Perché come «cattivi maestri» ha scelto Vallanzasca e Lutring e non criminali più contemporanei?
«Mi sembrava troppo scontato scegliere il solito rapper Baby Gang in carcere per rapina aggravata. Ho pensato a miti del male più vintage, ma intramontabili, come appunto Vallanzasca e Lutring, facili da riscoprire anche attraverso documentari».

Il protagonista è un minorenne che sogna il crimine, una scelta forte...
«Nei fatti di cronaca l’età di chi compie crimini o gesti violenti si abbassa sempre più, questa è una realtà. Volevo fosse chiaro che la società va sempre più in questa direzione».

Il «fascino del male» è sempre attuale?
«La solitudine degli adolescenti contemporanei porta a cercare riferimenti anche negativi e violenti. Il “male” diventa qualcosa da emulare perché fa sentire forti, invincibili».

Il protagonista è un giovanissimo allo sbando, ma dietro sembra esserci la richiesta di aiuto di un’intera generazione.
«Bisogna ascoltare i ragazzi, imparare a conoscerli veramente, vorrei arrivasse questo concetto attraverso il romanzo. Oggi gli adolescenti sono sempre più soli, si confrontano con i social e questo porta spesso a riconoscersi in eroi negativi, quello che si filma buttandosi giù dalla montagna, quell’altro che picchia o rapina e filma tutto perché “fa figo”. La violenza tra i giovani c’è sempre stata, ma trent’anni fa nessuno ne parlava, oggi va subito tutto in rete, qualsiasi azione».

C’è una responsabilità dei genitori per la violenza minorile?
«I genitori di oggi sono tutti distratti da altro, non conoscono veramente i loro figli. Ogni violenza dei baby criminali è un grido d’aiuto, un bisogno di essere visti. Episodi criminali coinvolgono sia i figli di avvocati e banchieri, che quelli di persone meno abbienti, non c’è differenza.
La scuola così com’è strutturata non ha gli strumenti per essere d’aiuto».

I suoi riferimenti letterari?
«Ho divorato la narrativa di Philip Roth e John Fante. Ma anche Elia Kazan»

Questo romanzo dovrebbero leggerlo anche i ragazzini?
«È un libro che sicuramente devono leggere i genitori. Ma penso che i ragazzini potrebbero riconoscersi nel protagonista e magari chiedersi: sto facendo la cosa giusta?»

Vorrebbe dire qualcosa alla «Generazione Z»?
«Vorrei che ragazzine e ragazzini riuscissero ad avere un sogno in cui credere e coltivarlo, trovare un’attività che riempie e fa compagnia».

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