Bufera di neve sui Cazalet
Corriere della Sera - Cultura

Bufera di neve sui Cazalet

Giovedì 3 settembre 2026
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Con «Le ore d'oro» la nipote di Elizabeth Jane Howard continua la saga familiare che ha appassionato milioni di lettori. Un nuovo titolo che riparte dal 1962 e apre una nuova trilogia. Pubblichiamo l'incipit in anteprima

Venerdì 4 settembre 2026

Bufera di neve sui Cazalet

Con «Le ore d'oro» la nipote di Elizabeth Jane Howard continua la saga familiare che ha appassionato milioni di lettori. Un nuovo titolo che riparte dal 1962 e apre una nuova trilogia. Pubblichiamo l'incipit in anteprima

di LOUISA YOUNG

L’inverno in cui rimasero bloccati dalla bufera a Fakenham, Buttercup cadde di testa in un cumulo di neve proprio il giorno della Vigilia. Correva a perdifiato sulla distesa bianca, rapita dalla profondità delle piccole impronte che lasciava e dal fatto che a ogni passo doveva estrarre il piede, cosa che rendeva la corsa goffa e scoordinata, tanto che uno scivolone o un ramo nascosto la fecero volare giù per il pendiofino ai terrazzamenti più bassi, verso il lago. 

Naturalmente era abituata a inciampare e cadere – aveva tre anni –, ma quella massa compatta di neve gelida era una novità assoluta.Era croccante e soffice insieme, si solidificava e si compattava sui suoi guantini di lana, si scioglieva ma restava pungente, e quando aprì la bocca per gridare, gliela riempì con il suo sapore di erba e fango.

Non riusciva a muoversi, il cordino del berretto le stringeva il collo e le faceva male. Serrò forte gli occhi. Forse, aprendoli, avrebbe visto la luce passare attraverso la neve? Come in un igloo, con tutti gli arcobaleni? Un mondo di ghiaccio come a Narnia,quel libro di Pen che la tata leggeva sempre loro la sera? Sentiva la neve premerle contro le palpebre. Non era per niente sicura di riuscire ad aprirle. Forse gli occhi le si sarebbero congelati, diventando palline di ghiaccio buone per l’aperitivo di un orco, e lei sarebbe diventata una povera bambina cieca, come quelle terrificanti statue di bambini ciechi o senza una gamba che reggevano la scatola per le donazioni.

Cercò di memorizzare più dettagli possibile.
Occhi congelati, luce, paura. Sua mamma, Clary, scriveva sempre queste cose; presto lo avrebbe fatto anche Buttercup. Ma prima doveva imparare a scrivere.Intanto, poteva ricordare.
Voci di adulti, risate attutite. «Vedo lo scarponcino!». Era la voce di zia Louise. Buttercup agitò le gambe. S’immaginò gli stivaletti rossi che spuntavano dalla neve.

«Oh, piccina, ti sei fatta male?», disse zia Polly.
«Oplà». Due mani forti l’afferrarono per le gambe strette nelle calze rosse a coste. Papà. Mani femminili le spazzarono via di dosso la neve. Il tessuto ruvido della giacca di papà contro le guance fredde; le sue braccia forti intorno a lei. Sbatté le palpebre e sorrise irradiando gloria su tutti i presenti,come chi torna vittorioso da una grande avventura. Sentiva già l’odore della cioccolata calda che aveva ampiamente meritato.
(Traduzione di Manuela Francescon)

Nell'immagine: Pablo Picasso, «La famiglia Soler» (1903), Musée d'Art Moderne et d'Art Contemporain, Liegi.

Su «la Lettura» #77o, disponibile in questa App, l'intervista di Patrizia Violi a Louisa Young a partire dal romanzo «Le ore d'oro», in libreria per Fazi dall'8 settembre.

3 settembre 2026 ( modifica il 3 settembre 2026 | 19:54)

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