Disabilità, l’ingiusto distinguo fra «noi» e «voi»
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Disabilità, l’ingiusto distinguo fra «noi» e «voi»
risponde Aldo CazzulloI tuoi preferiti
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Gentile Cazzullo,
grazie per le sue riflessioni sulla tragedia di Pietralata, che mettono in relazione la solitudine nella disabilità con risorse pubbliche insufficienti, anche per via dell’evasione fiscale. Poi c’è anche (ancora) una questione culturale. Mia figlia ha una condizione di disabilità intellettiva grave e, in questa estate bollente che non finisce più, il suo malessere sfocia in episodi di agitazione motoria, incluso il battere forte i talloni sul pavimento. Proprio oggi il già di suo irascibile negoziante sotto il nostro appartamento mi ha rivolto lamentele minacciose. Gli ho chiesto come potesse non capire la situazione di fatica, per mia figlia in primis: la sua risposta è stata «Tanto voi avete sempre scuse». Più che la sua aggressività, mi ha ferito questo distinguo carico di pregiudizio «Noi-normali», «Voi-disabili». Nessuno può realmente entrare nella sofferenza della famiglia di Pietralata, ma le assicuro che non è raro per genitori come noi sentirsi isolati, invisibili alle istituzioni che dovrebbero tutelare i nostri figli e rifiutati dai «Noi-normali». Ogni famiglia ha storie, risorse, resilienza proprie, maggiori o minori. Ma nessuna disabilità dovrebbe essere una questione solo privata. Tanto meno uno stigma da cui difendersi.
Daniela Donzelli
Gentile Daniela,
grazie per la sua bellissima lettera, cui ho lasciato lo spazio che meritava. Al di là dell’episodio, che ci ferisce — ma magari il commerciante si renderà conto dell’errore commesso e le chiederà scusa, e soprattutto chiederà scusa a sua figlia — lei ha centrato il punto. Non dovrebbe esistere, in una società matura, il «noi» e il «voi». Non dovrebbero esistere i «normali» e gli «anormali», quelli che non hanno problemi e quelli che hanno il loro problema, che devono risolversi da soli. In una comunità i problemi si affrontano insieme. Ognuno è tenuto a fare la propria parte nella vita quotidiana. Poi ci sono le risorse, le strutture, il personale specializzato, che hanno un costo. Se ci sentiamo parte di una comunità, sopportiamo qualche piccolo disagio, anzi cerchiamo di alleviarlo con un sorriso, e facciamo il nostro dovere nei confronti della comunità e dello Stato. Se pensiamo di essere soli al mondo, allora vale tutto.
3 settembre 2026
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