«Bucking Fastard» di Werner Herzog: una mezz'ora da maestro, poi il film si perde
Corriere della Sera - Cultura

«Bucking Fastard» di Werner Herzog: una mezz'ora da maestro, poi il film si perde

Giovedì 3 settembre 2026
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Un film «lynchiano» che funziona sola nei primi 30 minuti. Peccato, perché le intenzioni erano stralunate ma buone

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«Bucking Fastard» di Werner Herzog: una mezz'ora da maestro, poi il film si perde

di Sara D'Ascenzo

Un film «lynchiano» che funziona sola nei primi 30 minuti. Peccato, perché le intenzioni erano stralunate ma buone

Da sinistra Rooney e Kate Mara in «Bucking Fastard»

«Bucking Fastard» di Werner Herzog

Il film si apre con una dedica a David Lynch, non è solo un omaggio ma una dichiarazione di grammatica. Herzog mette subito il grandangolo addosso alle gemelle Jean e Joan Holbrooke - Kate e Rooney Mara - protagoniste del film, e quella lente fa due cose insieme — tratteggia l'ossessione nei volti delle sorelle e deforma il racconto, che da lì in avanti resta piegato, obliquo, mai in asse. Le gemelle (un po' Shining) parlano all'unisono, si muovono all'unisono, pensano all'unisono. La simbiosi non è raccontata: è messa in scena come una postura fisica, e per una mezz'ora funziona. Poi si ripete. All'unisono le due sono anche ossessivamente innamorate di Gareth Mulroney (Orlando Bloom), che le porta in tribunale e ottiene di allontanarle. 

Tratto da un fatto di cronaca degli anni '80 il racconto si sviluppa nella ricerca di queste ragazze costrette a cercare un'identità singolare dopo una vita al plurale. Timothy (Domhnall Gleeson) le accompagna in questo distacco, con fatica, senza pretendere di condividere il loro modo di vedere il mondo, forse la figura più delicata del film, quella in cui Herzog evita sia la pietà sia il freak show. Poi il film sceglie l'altra strada. Jean e Joan si mettono a scavare un tunnel, per più di due anni, verso un Eden metaforico: il luogo dove l'amore è possibile. Le accompagna una volpe, Cupido di nome ovviamente. E qui Herzog torna a fare Herzog — gli esseri umani davanti alla montagna, convinti che la montagna che la montagna rappresenti il confine di sè stessi (viene subito in mente Fitzcarraldo). Ma quando il tunnel sbuca in una grotta immensa, invasa dai turisti, e alla guida del trenino c'è di nuovo il principe azzurro con la faccia di Orlando Bloom, l'ossessione riparte da capo e il cerchio si chiude su sé stesso. Il risultato è strampalato. Herzog rivendica un trittico operistico con Fitzcarraldo e Grizzly Man: qui però rimane l'intenzione, mentre il film resta sospeso tra commedia dell'assurdo, apologo sull'identità e ricognizione antropologica, senza decidere bene come uscire da questo tunnel. L'interpretazione delle sorelle Mara cerca di sostenere un film che non si regge molto in piedi, nemmeno con quattro gambe.
Voto: 6,5. La prima mezz'ora da maestro. Poi anche il maestro si perde nel tunnel.

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3 settembre 2026

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