Giochi del Mediterraneo, Rossella Brescia madrina della cerimonia conclusiva. «Da Rds all'arbëresh, le mie sfide impossibili»
La ballerina originaria di Martina Franca si è dedicata nel corso degli anni anche a radio, cinema e teatro: da 20 anni è a "Tutti pazzi per Rds" e, nel film “Jastimari”, parla anche l’arbëresh
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Giochi del Mediterraneo, Rossella Brescia madrina della cerimonia conclusiva. «Da Rds all'arbëresh, le mie sfide impossibili»
di Rossella BresciaLa ballerina originaria di Martina Franca si è dedicata nel corso degli anni anche a radio, cinema e teatro: da 20 anni è a "Tutti pazzi per Rds" e, nel film “Jastimari”, parla anche l’arbëresh
Rossella Brescia torna nella sua Puglia per aprire, oggi, la cerimonia conclusiva dei Giochi del Mediterraneo di Taranto. Per l’artista di Martina Franca sarà un rientro speciale, tra il legame con la sua terra e una carriera tra danza, radio, teatro e cinema. Da vent’anni è tra le voci di “Tutti pazzi per Rds” e continua a cercare nuove sfide, tra cinema e impegno sociale.
Che emozione sarà aprire la cerimonia proprio nella sua Puglia?
«Sarà un’emozione incredibile. Sono stata già allo stadio Iacovone per una riunione e, al solo pensiero di vederlo pieno di luci e artisti, ho provato una grande emozione».
Che immagine pensa abbia dato Taranto attraverso i Giochi?
«Credo sia stata anche una forma di riscatto. Tante volte sentiamo parlare di Taranto soltanto per le sue ferite, invece è una città meravigliosa, bella, solare e vivace. Con lo sport, secondo me, si è riaccesa. Se lo merita: è un posto magico, con i suoi due mari, la sua storia e tanta bellezza da raccontare».
Lei è nata a Martina Franca. Quanto è cambiato questo territorio?
«Moltissimo. Lo vedo anche da Martina Franca, che oggi è più aperta al turismo. Ultimamente siamo quasi presi d’assalto, ma per fortuna: tutti devono vedere la bellezza della Puglia e apprezzarla. È cambiata molto, credo in meglio».
Vent’anni a “Tutti pazzi per Rds”: qual è il segreto?
«Avere ancora lo stesso entusiasmo del primo giorno. Dietro c’è una forma di rispetto, forse ereditata dalla danza e dall’Accademia Nazionale di Danza, che è stata il mio primo imprinting. Questo mestiere richiede voglia di creare, rinnovarsi e capire ciò che la gente vuole, senza perdere i propri principi».
Nel film “Jastimari” parla anche l’arbëresh. Cosa l’ha attirata del progetto?
«La sceneggiatura e la storia mi avevano colpita subito. Poi c’era la sfida di una lingua nuova e io amo le sfide un po’ impossibili. Questo lavoro ha bisogno di stimoli, non bisogna mai sedersi. Sul set dovevo imparare una lingua nuova e lavorare in condizioni meteo difficili, sulle Madonie, in un ambiente molto selvaggio».
Lavorando con i giovani, il bullismo oggi si riconosce più facilmente?
«Cerco di riconoscerlo e di stare molto attenta, perché è una piaga che andrebbe debellata. Chi lavora con i ragazzi deve intervenire e non sottovalutare i segnali che arrivano da loro. Non basta dire “ma dai”: bisogna andare a fondo».
Sui diritti delle donne vede nelle ragazze di oggi un cambiamento?
«Sì, ci sono proteste e battaglie in tante parti del mondo. Bisogna dare voce a chi non può averla. In alcuni Paesi sono stati fatti passi avanti, in altri purtroppo c’è stata una regressione. Per questo dobbiamo continuare a parlarne».
Danza, radio, teatro, cinema: dove sente di avere ancora qualcosa di nuovo da raccontare?
«Spero un po’ in tutto. Non mi fermo mai e non mi piace ripetere le cose. Quello che appartiene al passato deve restare lì: bisogna andare avanti e trasformarsi. È una regola di vita: tutto scorre, tutto si trasforma».
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3 settembre 2026 ( modifica il 3 settembre 2026 | 10:18)
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