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di Massimo Gramellini | 3 settembre 2026I tuoi preferiti
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Comunque la si pensi nel merito, lalegge veneta sul Fine Vita approvata dal centrodestra degli Stefani e degli Zaia rappresenta la rottura di una cappa non meno insopportabile di quella climatica che ha avviluppato la nostra estate. La cappa dei cervelli polarizzati, chiusi dentro una scatola di pensieri precotti e acquistabili soltanto in blocco. O di qua o di là. Se ti riconosci di più nella destra, devi pensare per forza che l’Europa non esiste, che la sicurezza è IL problema, che l’unica alternativa alla remigrazione è la sottomissione e che il suicidio assistito rappresenta un tabù persino quando a chiederlo è una persona che sta affrontando sofferenze indicibili. Se invece hai una sensibilità più vicina alla sinistra, devi prendere il pacchetto completo anche lì e pensare che esiste solo l’Europa, che la sicurezza non è un problema, che accoglienza e integrazione sono sinonimi e che ogni desiderio è un diritto. Chiunque osi uscire da questo schema rigido e prestabilito (ma da chi?) è un ipocrita o un traditore da processare nelle piazze dei social per intelligenza con il nemico.
Esprimo la mia solidarietà agli Stefani e agli Zaia, che per avere compiuto uno scarto sul tema del suicidio assistito sono già finiti sotto le grinfie dei sacerdoti dei luoghi comuni. Mi sentirei di escludere che siano diventati di sinistra. Semplicemente si sono rivelati liberi. Liberi di uscire dalla gabbia del menu fisso e di affrontare la politica, e la vita, nell’unico modo possibile: à la carte.
3 settembre 2026
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