In viaggio con i CSI, venticinque anni dopo
Corriere della Sera - Cultura

In viaggio con i CSI, venticinque anni dopo

Giovedì 3 settembre 2026
2 visualizzazioni

Il regista Davide Ferrario racconta il tour (che diventerà un film): l’8 settembrefarà tappa ad Alba, già sede di uno dei concerti più leggendari della band

La storia di Lindsay Clancy, a processo per aver ucciso i tre figli: il suo caso divide gli Usa e la giuria 

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

In viaggio con i CSI, venticinque anni dopo

di Davide Ferrario

Il regista Davide Ferrario racconta il tour (che diventerà un film): l’8 settembrefarà tappa ad Alba, già sede di uno dei concerti più leggendari della band

Il tempo è una cosa ambigua, bifronte. Quando a gennaio, alla vigilia dell’annuncio della loro reunion, mi sono rivisto con i CSI per discutere del film che ci stiamo facendo sopra, mi sembrava che non fossero affatto passati più di 25 anni dall’ultima volta che ci eravamo visti tutti insieme. Eppure senza quei 25 anni di separazione — un periodo lungo per qualsiasi vita — la reunion non sarebbe stata possibile. Il tempo non solo smussa, ma prende strane curve e deviazioni, aggroviglia ma anche scioglie. 

I CSI sono un gruppo eterogeneo. Caratterialmente, idealmente, artisticamente ciascuno di loro percorre strade del tutto diverse e private. Eppure sul palco hanno prodotto uno dei fenomeni più sorprendenti e originali della musica italiana. Facendo il mio mestiere ho avuto la fortuna di essere un loro compagno di strada, oltre che fan sfegatato e amico. E delle tante reunion di band degli ultimi tempi, dettate dalla moda e dalla scarsa qualità della scena rock contemporanea, se ce n’è una che sia davvero necessaria, è questa. 

Come ho detto, ci sto girando un film. Un film che parte da un altro film, quel Sul 45emo parallelo che nacque insieme a Tabula Rasa Elettrificata e che metteva insieme il viaggio in Mongolia di Ferretti e Zamboni con le mie peregrinazioni in pianura padana: che, a cominciare da Torino, si trova appunto alla stessa latitudine del deserto del Gobi. E così è successo che in Mongolia ci siamo tornati quest’estate. Una Mongolia molto diversa da quella di trent’anni fa, che ha seguito il destino di ogni globalizzazione. Ma ampie zone sono rimaste come allora, anche se oggi le tende dei nomadi hanno i pannelli fotovoltaici e le parabole satellitari. Addirittura, da anni a Ulan Bator c’è un festival rock, a cui il duo Ferretti e Zamboni è stato invitato a suonare sotto la sigla «CSI Preludio», visto che l’anno prossimo ci torneranno in formazione completa. 

Siamo ripartiti da lì, con una deviazione anche per una surreale performance a Pechino. Poi ho ripreso a filmare le prove nell’incredibile set del castello di Rocchetta Mattei, sull’Appennino emiliano; e infine i concerti di Monte Sole, pochi giorni fa, il 28 e il 29 agosto. Esperienza indimenticabile. La prima sera, di fronte al pubblico da sold out, tutti ci chiedevamo come sarebbe andata. Intanto, il concerto ha rischiato di non partire nemmeno perché al momento di salire sul palco non si trovava più Giorgio Canali. Non che si fosse perso: come da suo costume aveva voluto evitare la passerella ed era già sul palco a chitarra imbracciata. 

I CSI sono così: lontani da atteggiamenti da star, concentrati solo su quello che fanno, onesti con se stessi. E credo che questo sia il motivo per cui i fan li amano così incondizionatamente. Infatti, il pubblico era emozionato quanto loro e quando sono partite le prime note di In viaggio qualcosa si è sciolto e insieme riannodato. Il secondo concerto, al crepuscolo, è stato ancora più memorabile. La band, ritrovatasi, ha macinato le canzoni della sua storia con ancora maggiore convinzione.

Ed ora tocca ad Alba, una data particolare. Non solo per tutti i legami con la Resistenza e Fenoglio (data non casuale, l’8 settembre), ma perché Alba fu la sede di uno dei loro concerti più leggendari, il 5 ottobre 1996: si intitolava Un giorno di fuoco e Guido Chiesa lo immortalò in un film. Qualche giorno dopo, i CSI stavano davanti a Valerio Mastandrea per una scena di Tutti giù per terra, interpretando una improbabile ma irresistibile commissione d’esame, per esaudire il mio autoironico desiderio di regista. Oggi Valerio (insieme a Francesco Tatò, Zerocalcare e Oscar Giloti) è uno dei produttori del film, che si intitola, inevitabilmente, In viaggio. È un altro cerchio che si chiude. O, forse, si riapre.

Vai a tutte le notizie di Torino

Iscriviti alla newsletter di Corriere Torino

3 settembre 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torino, scritte sulle serrande del minimarket in cui è stata molestata una ragazza di 13 anni: «Pedofilo infame» e «In mano al popolo»

Lo scorso 28 agosto l'episodio all'interno del negozio

LA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo