Il nuovo segretario salverà l’Onu?
Un segretario generale forte, con un mandato autorevole potrebbe almeno avere un ruolo positivo di mediatore tra Paesi in conflitto e potrebbe impostare una non rinviabile riforma.
Il nuovo segretario salverà l’Onu?
Danilo Taino | 2 settembre 2026Un segretario generale forte, con un mandato autorevole potrebbe almeno avere un ruolo positivo di mediatore tra Paesi in conflitto e potrebbe impostare una non rinviabile riforma.
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Si possono salvare le Nazioni Unite? Questa è l’impresa formidabile che cadrà sulle spalle del prossimo segretario generale, che dovrebbe entrare in carica dal prossimo primo gennaio al posto del portoghese António Guterres. Il lungo processo di selezione per eleggerlo, una sorta di conclave, sta entrando nella fase finale. Non che l’Onu rischi di morire all’improvviso: di sicuro, però, la sua irrilevanza sempre più evidente sulle grandi questioni, a cominciare dalle guerre, e l’organizzazione elefantiaca, burocratica e spesso fuori controllo lo hanno messo su una strada di declino finale. Un segretario generale forte, con un mandato autorevole potrebbe almeno avere un ruolo positivo di mediatore tra Paesi in conflitto e potrebbe impostare una non rinviabile riforma. Non probabile che lo si trovi. Al momento, i candidati al vaglio dei 15 Paesi del Consiglio di Sicurezza sono nove. Nelle prossime settimane, si andrà avanti con il processo di selezione e, quando (e se) una o uno avranno l’appoggio del Consiglio e nessun veto da parte dei cinque Paesi membri permanenti, il nome sarà posto al voto dell’Assemblea Generale. La procedura è complicata, in molti passaggi segreta: al momento, però, si sa che dopo l’ultima sessione di voto tra i 15, in testa è Carolyn Rodrigues-Birkett, ex ministro degli Esteri della Guayana; al secondo posto l’argentino Rafael Grossi, capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica; terza, Rebeca Grynspan, economista della Costa Rica e segretaria generale dell’Unctad (organizzazione dell’Onu sul commercio). In corsa, tra altri, anche l’ex presidente del Cile Michelle Bachelet. Nessuna o nessuno ha per ora l’appoggio del Consiglio. Che Rodrigues-Birkett possa essere accettata dagli Stati Uniti, sembra difficile: da ministro degli Esteri della Guyana, ha celebrato il «comandante Fidel Castro» per il suo contributo all’«umanità» e di recente ha accusato Israele di genocidio. Grossi, d’altra parte, pare essere appoggiato tra gli altri da Donald Trump, il che potrebbe sollevare le opposizioni di Cina e Russia, anch’esse con diritto di veto. Della nomina si discuterà molto durante l’Assemblea Generale al Palazzo di Vetro dall’8 al 28 settembre (chissà se Giorgia Meloni ci sarà). Poi, se le potenze maggiori permetteranno, più avanti in autunno, il voto della stessa assemblea. Tutti vogliono salvare l’Onu?
2 settembre 2026
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