L’estate ci ha avvertito
Corriere della Sera - Cultura

L’estate ci ha avvertito

Mercoledì 2 settembre 2026
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Il clima è cambiato, la politica no. Mentre l’Italia soffoca, nei «palazzi» si parla d’altro. C’è un evidente scollamento

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L’estate ci ha avvertito

Carlo Verdelli | 2 settembre 2026

Il clima è cambiato, la politica no. Mentre l’Italia soffoca, nei «palazzi» si parla d’altro. C’è un evidente scollamento

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Giugno, luglio, agosto 2026. Mentre gli italiani non parlavano d’altro, per tre mesi la politica ha parlato d’altro. Mentre gli italiani hanno affrontato un caldo mai provato, con danni incalcolabili per la salute, nostra e dei campi (travolti nel loro ciclo naturale di maturazione-raccolta) e dei mari (l’Adriatico bolle a 33 gradi), la politica si è occupata di un’infinità di temi importantissimi, dalla cultura woke ai video da caserma di Vannacci, dalla nuova legge elettorale a chi guiderà il campo mobile delle opposizioni. E si potrebbe continuare a sfinimento con il caso Ranucci,  Ceuta&Schengen, più altre questioni sentite come urgenze solo da chi abita i palazzi, le palazzine e, a scendere, soffitte o cantine delle istituzioni.

Ma sull’unica emergenza percepita come tale da ogni abitante di questo Paese, il caldo atroce appunto, nessun vertice straordinario di governo, nessuna dichiarazione sul che fare, nessuna protesta sul niente che si è fatto. Neanche promesse rassicuranti quanto vaghe (pianteremo centinaia di migliaia di alberi, regaleremo ventilatori alle famiglie meno abbienti, organizzeremo un tavolo bipartisan per proteggere il Paese da questi eventi). Zero assoluto, siamo diventati tropicali, e che sarà mai, c’è di peggio, ci abitueremo. Il baratro tra il sentimento comune e il senso dei politici per le cose che importano si è dilatato a dismisura. Il che lascia pensare che avremo già un vincitore alle prossime elezioni, con margini ancora più ampi di sempre: l’astensione, il partito che non conta niente ma è anche lo specchio di un Paese ancora più esausto, per esempio dalla mancanza di ascolto e sintonia con chi per mestiere ha scelto di rappresentarlo. Le scuole pubbliche, 9 su 10, sono prive di impianti di raffreddamento? Amen, c’erano le vacanze. I carcerati letteralmente soffocano? E che soffrano. L’area piantumata in una città garantisce tre gradi in meno di una a tutto cemento? Cambiate residenza.

Chiunque abbia vissuto l’estate dentro i nostri confini, e la coda infernale ancora continua, ha fatto l’esperienza della mancanza d’aria: aspiri ma non respiri. Non si può ancora stabilire con certezza se la temperatura media sia stata la più alta mai registrata, ed è probabile che sia così, ma comunque già giugno prometteva bene, anzi malissimo: più di tre gradi rispetto ai picchi degli ultimi trent’anni, una tendenza comune a tutta l’Europa occidentale e continuata senza tregua per i due mesi successivi. Per le persone più fragili, l’unica via di sopravvivenza è stata sottoporsi a una specie di lockdown climatico, chiuse in casa con il sollievo di un condizionatore per chi ne dispone. Per un milione e mezzo di lavoratori, stima Greenpeace-Cgil, l’esposizione al caldo estremo ha comportato rischi altrettanto estremi e conseguenze, in alcuni casi, fatali (103 morti sul lavoro solo ad agosto, e le temperature da altoforno non sono completamente estranee al rendiconto).

Vero che il governo ha varato misure per sospendere alcune attività durante le ondate più insopportabili, consentendo l’accesso alla cassa integrazione. Come è vero che dal 2023 disponiamo di un «Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici», con 361 azioni previste per ogni possibile terreno di prevenzione e di intervento: dalla gestione delle risorse idriche alla protezione degli ecosistemi agricoli, dalle misure per contrastare le isole di calore nelle città a come affrontare l’innalzamento del livello del mare. Ma c’è un problema: non è stato creato un finanziamento strutturato per l’attuazione delle 361 azioni. E i pochi fondi destinati alla causa finiscono inevitabilmente a fronteggiare le emergenze.

Così ci si limita a consigli infantili, come la raccomandazione di non uscire nelle ore più incandescenti, o a burocratici bollettini con le 27 città da bollino rosso, cioè oltre i 40 gradi. E si archivia, si passa avanti, si liquida come un’estate sfortunata quella che è invece l’ennesimo allarme di un clima ormai sfuggito al nostro controllo, anche se non alle nostre enormi responsabilità. E basta unire i puntini per capire il punto di non ritorno della situazione, l’altra faccia di temperature al di là di ogni umana sopportazione. Il fiume dirompente di acqua e fango che ha devastato il confine tra Tibet e Nepal nasce da una frana che ha sviluppato un’energia pari a quella dell’atomica di Hiroshima. La tromba d’aria che ha scoperchiato Cremona è durata pochi minuti e sembrava venire da un altro pianeta. Non serve essere profeti di sventura per immaginare che non resteranno casi isolati. E basta ascoltare i pronostici degli scienziati per vietare di liquidare i tre mesi d’inferno del 2026 come una bizzarria atmosferica. Il 2027 sarà peggio. Non torneranno le vecchie stagioni, e di fatto non saranno più nemmeno quattro, divise in parti uguali come le torte di compleanno. Il clima è cambiato. La domanda è se cambierà anche la politica. A giudicare da questa estate, non si direbbe. La nuova linea di demarcazione non sarà comunque tra chi ha coscienza del disastro ambientale (anche se non è più di moda parlarne) e chi invece lo nega o comunque se ne frega. Sarà tra chi può permettersi un condizionatore d’aria e chi no: dovendo scegliere per chi votare, andrei su chi mette nel suo programma politico buoni sconto per comprarne uno o per cambiare quello in uso con un modello più performante.

2 settembre 2026

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