Il (geniale) trio della bossa nova
Corriere della Sera - Cultura

Il (geniale) trio della bossa nova

Mercoledì 2 settembre 2026
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Antônio Carlos Jobim , João Gilberto e Vinícius de Moraes nel 1958 fanno una rivoluzione musicale: con la loro «Chega de Saudade», che ogni brasiliano che si rispetti sa cantare, inventano un genere. Che influenzerà immediatamente anche il jazz    

giovedì 3 settembre 2026

Il (geniale) trio della bossa nova

Antônio Carlos Jobim , João Gilberto e Vinícius de Moraes nel 1958 fanno una rivoluzione musicale: con la loro «Chega de Saudade», che ogni brasiliano che si rispetti sa cantare, inventano un genere. Che influenzerà immediatamente anche il jazz    

di HELMUT FAILONI

Tom Jobim, João Gilberto e Vinicius de Moraes

Per anni si è parlato della bossa nova in termini di esotismo. Di qualcosa che proiettava il nostro immaginario in luoghi sconosciuti. Immaginati, per l'appunto. Qualcosa di rilassante, con le spalle scoperte, il sole a picco, i bicchieri di cocktail colorati bevuti sotto l'ombrellone della spiaggia di Copacabana, a Rio de Janeiro. Questo (meraviglioso) genere musicale nasce - diciamo - ufficialmente, nel 1958 con la pubblicazione del disco Canção do Amor Demais di Elizeth Cardoso (1920-1990), ma soprattutto con il singolo Chega de Saudade di João Gilberto (1931-2019), composto da Antônio Carlos Jobim (1927-1994) e Vinícius de Moraes (1913-1980). Si dice che non ci sia brasiliano che non sappia cantarla.Aggiungiamo: anche tantissimi non brasiliani la sanno cantare. 

Facciamo un brevissimo inciso, prima di continuare, per evitare un malinteso frequente sui due generi di musica brasiliana più noti al grande pubblico: la bossa nova e il samba.Sono due generi completamente diversi. Il samba affonda le radici alla fine dell'Ottocento a Salvador de Bahia, anche se la nascita ufficiale la si fa risalire fra il 1916 e 1917 a Rio, con l'incisione del brano Pelo Telefone di Ernesto Dos Santos e Mauro de Almeida. Il samba diventò la musica delle zone popolari e delle comunità afro-brasiliane e in brevissimo assurse a simbolo del Carnevale. Del divertimento, del movimento, della festa. 

La bossa nova invece nasce quattro decenni dopo, in quello stesso Paese, ma è un genere assai diverso sotto non pochi punti di vista. Innanzitutto è un Paese moderno, nel pieno del suo boom economico sotto il sorriso della presidenza di Juscelino Kubitschek.L'aggettivo «nova» non fu messo lì a caso: in questo stile confluivano l'armonia ricca del jazz, il ritmo del Brasile, un canto soffiato, sussurrato, intimo, caldo, volutamente trattenuto, vicino al parlato (basti ascoltare quel genio di João Gilberto...). 

La bossa nova nasce fra la gioventù borghese e studentesca della parte sud di Rio (Copacabana e Ipanema), come un'evoluzione intellettuale, intimista e jazzistica del samba più tradizionale.Il suo successo arriva immediatamente negli Stati Uniti, si diffonde come un virus fra i jazzisti e arriva ovviamente anche da noi nel Vecchio Continente, notoriamente e soprattutto negli anni Sessanta, patria del linguaggio musicale afroamericano. 

Ma vediamo come sono andate le cose. Nel 1961, il Dipartimento di Stato americano organizza un tour culturale in America Latina. Per l'occasione fu invitato anche il chitarrista jazz Charlie Byrd (1925-1999), che si fece un giretto in Brasile, rimanendone folgorato. Raccolse tutto il materiale sonoro che poteva e al suo rientro negli Stati Uniti fece ascoltare i dischi di Gilberto e Jobim all'amico sassofonista Stan Getz(1927-1991), uno dei padri del cool jazz. «Wow!», immaginiamo abbia detto il sassofonista, visto che i due, da lì a poco, decisero di registrare Jazz Samba (1962), un disco - con il titolo sbagliato, perché quello corretto avrebbe dovuto essere Jazz Bossa nova, ma sarebbe stato meno «veloce» e ad affetto - che aprì non una finestra, ma un varco per il futuro del jazz.  Fu l'unico album interamente jazz a raggiungere il primo posto nella classifica popdi Billboard: Desafinado,  Samba de Uma Nota Só e altri brani fecero conoscere al pubblico americano quei ritmi, quelle atmosfere, quelle celesti malinconie. Il 21 novembre la Carnegie Hall di New York ospitò uno storico concerto-evento con i pionieri brasiliani (Jobim, João Gilberto, Sergio Mendes, Roberto Menescal) che consacrò il genere in America.  

L'anno dopo, a marzo, Stan Getz registrò con João Gilberto e Antonio Carlos Jobim: il disco Getz/Gilberto uscì nel 1964 e vinse diversi Grammy. Merito anche della moglie di Gilberto, Astrud, che si offrì di cantare i versi  The Girl from Ipanema (Garota de Ipanema) in inglese, così, giusto per renderli più appetibili per il pubblico Usa. Il suo timbro disadorno, sfilacciato, dalle inclinazioni infantili, conquistò tutti.Anche Stan Getz, che, dicono i gossipari del periodo, se ne innamorò. Ma questa è un'altra storia.    

Nell'immagine: Tom Jobim, João Gilberto e Vinicius de Moraes riuniti al ristorante Au Bon Gourmet di Rio de Janeiro nel 1962. 

Su «la Lettura» #770, disponibile in questa App, l'intervista di Helmut Failoni a Marisa Monte, in occasione del suo unico concerto italiano, a Roma l'11 settembre. 

2 set 2026 | 20:22

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