«Ink» di Danny Boyle: il giornalismo è uno specchio, non una finestra
Danny Boyle apre il concorso di Venezia con un film adrenalinico, che perde però d'ispirazione a metà
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«Ink» di Danny Boyle: il giornalismo è uno specchio, non una finestra
di Sara D'AscenzoDanny Boyle apre il concorso di Venezia con un film adrenalinico, che perde però d'ispirazione a metà
Jack O'Connell in una scena di «Ink»
«Ink» di Danny Boyle
Per chi è cresciuto col mito del giornalismo, che da molto tempo non è più quella di L'ultima minacciao di Tutti gli uomini del Presidente, l'inizio del nuovo film di Danny Boyle è il classico romanzo di formazione, con tanto di declamazione delle regole delle 5 «W». È il racconto dell'incontro tra l'editore australiano Rupert Murdoch (Guy Pearce) e Larry Lamb (Jack O' Connell) nel 1969 nel più antico ristorante di Londra, in una Fleet Street dove all'epoca d'oro c'era la più alta concentrazione di giornali d'Inghilterra. In quel pranzo nasce «The Sun», il quotidiano tabloid che farà la storia del giornalismo inglese. E non è certo una storia edificante, quanto piuttosto il ritratto anticipatore della degenerazione di oggi. Non ci si può sbagliare: è un film di Danny Boyle. Lo dice il montaggio frenetico, lo dice il continuo ricorso a immagini di repertorio con un sapiente fund footage, e naturalmente lo dice l'immagine simbolo del suo cinema: quel water incrostato che fa immediatamente Trainspotting. Nella prima parte il film ha un andamento ascendente: la scelta dei giornalisti sembra un'imbarcata di falliti ma poi alla fine sono tutti bravi (troppo facile), mentre nella seconda, che ruota intorno al rapimento della moglie dell'assistente di Murdoch, qualcosa si rompe in questo ingranaggio, e la fine - che è nota - sembra trascinarsi, stiracchiarsi senza più l'ispirazione dell'inizio. Rivelando l'impresa del «Sun» per quello che è: la mutazione genetica del giornalismo, da finestra sul mondo a specchio di un mondo infame, dove per vendere più giornali e conquistare il primato si mette in copertina qualsiasi cosa. Resta un favoloso lavoro sugli attori, con i due protagonisti - Pearce e O' Connell) sopra gli altri. E un dubbio: che bisogno c'era di un santino a Murdoch?
Voto: 7. Recitazione e ritmo, quel che difetta, a metà è la storia. Ma resta un film godibile che fa decisamente arrabbiare.
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2 settembre 2026
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