La disperazione del padre che ha ucciso la sua bambina
La disperazione del padre che ha ucciso la sua bambina
risponde Aldo CazzulloI tuoi preferiti
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Caro Aldo,
mi ha colpito la tragica fine di un’intera famiglia. Me li immagino seduti in cucina affranti, che decidono di «partire» tutti. Perché la bambina ha problemi gravi e il sostegno è minimo; perché il tempo ha consumato la loro resistenza e l’ha trasformata in una disperazione calma e determinata alla fine.
Massimo Marnetto
L’ennesima tragedia dovuta alla solitudine, più che alla disabilità. Noi genitori di ragazzi disabili diventiamo anziani e non siamo in grado di affrontare queste difficoltà, ma vorremmo comunque tentare. La verità è che siamo soli.
Rita Francese
Cari lettori,
la terribile storia del padre che ha ucciso la bambina di cinque anni, la moglie e si è suicidato ha colpito molti di voi. È un orribile delitto che ovviamente non può essere giustificato; ma dobbiamo cercare di capire quello che può essere accaduto. La coppia si è sentita abbandonata, lasciata sola, senza servizi, senza aiuti.
Questa tragedia ci induce una serie di osservazioni. Gli esseri umani nascono liberi e uguali, nei diritti come nei doveri. Ma gli esseri umani sono anche diversi tra di loro. Ci sono gli sportivi baciati dal dio del talento e della salute, che ci fanno trepidare con le loro vittorie. Ci sono persone particolarmente intelligenti, che troveranno cure per malattie per cui oggi moriamo, che magari sapranno persino mettere l’intelligenza artificiale al servizio dell’umanità e non di pochi padroni. E poi ci sono persone che nascono con diverse disabilità. La loro vita non è meno preziosa della nostra, anzi arricchiscono la comunità proprio con la loro diversità. Tuttavia hanno bisogno di aiuto. Di risorse, anzitutto. Centri specializzati, personale preparato in grado di garantire loro cure e assistenza. Quando tutto questo manca, all’evidenza il problema riguarda non soltanto le singole famiglie, ma tutti quanti noi. La prima cosa da ricordare è che ogni cittadino dovrebbe adempiere ai propri doveri fiscali verso lo Stato e la comunità. Da quando ho perso mio padre in un ospedale pubblico sono particolarmente sensibile all’argomento. Ma quando ho scritto che c’è un nesso tra l’evasione e l’elusione fiscale e la mancanza di risorse della sanità, sul blog di un conduttore televisivo di successo sono stato definito un idiota. Eppure mi sono sentito felice di essere un idiota che, con altri milioni di persone come me poco furbe, fa il proprio dovere verso lo Stato e la comunità, convinte che il loro denaro serva anche a garantire le cure dei compatrioti. Chiaramente, la pubblica amministrazione che riceve le risorse deve impiegarle bene. Lo spreco e il furto di denaro pubblico sono particolarmente gravi, anche se in Italia non tutti la pensano così. Poi, ripeto, c’è un problema di strutture e di personale. L’assistenza da assicurare a una famiglia che deve prendersi cura di una persona con disabilità non è soltanto materiale ma anche psicologica. La legge sul «dopo di noi» rappresenta un tassello importante: una delle cause della tragedia è il fatto che i genitori erano angosciati da quello che sarebbe potuto accadere alla bambina quando loro non ci sarebbero stati più. L’unica cosa che non possiamo fare di fronte a drammi del genere è girarci dall’altra parte e pensare che la cosa non ci riguardi.
2 settembre 2026
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