ScreenPlay, il cinema che si può ascoltare sul giradischi: la mostra di Off The Record a Venezia
Una quindicina gli accostamenti, tra copertine, titoli, video e concept e dallo scambio cinema-musica si passa ai prestiti grafici
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
ScreenPlay, il cinema che si può ascoltare sul giradischi: la mostra di Off The Record a Venezia
di Francesco VerniUna quindicina gli accostamenti, tra copertine, titoli, video e concept e dallo scambio cinema-musica si passa ai prestiti grafici
Alain Delon sdraiato in un noir francese del 1964 e, ventidue anni dopo, sulla copertina di uno dei dischi simbolo degli Smiths, oppure il robot di “Metropolis” che passa da Fritz Lang ai Kraftwerk: il cinema, a volte, si può ascoltare anche sul giradischi. È questo il gioco di rimandi al centro di “ScreenPlay - From movie frames to music memories”, la mostra di Off The Record aperta, fino al 13 settembre, all’Hotel Nani Mocenigo Palace di Venezia (ingresso libero).
Alain Delon, Marracash e Bergman
Una quindicina gli accostamenti, tra copertine, titoli, video e concept. Il più immediato è “The Queen is dead”: sulla cover del disco degli Smiths del 1986 c’è Alain Delon, preso da un fotogramma de “L’insoumis” di Alain Cavalier. Fu proprio Morrissey a scegliere l’immagine e Delon ne autorizzò l’uso.
Più diretto ancora il rapporto tra Marracash e Ingmar Bergman: “Persona”, album del 2019, deve titolo e copertina al film del regista svedese. In questo caso è stato Venerus a suggerirlo al rapper, che vi ritrovò il dualismo tra uomo e artista che cercava di raccontare.
Anche l’elettronica guarda al cinema. Karl Bartos ha raccontato che l’idea dell’uomo-macchina dei Kraftwerk veniva direttamente da “Metropolis” di Lang e dal robot Futura. David Bowie raccontò invece che fu la visione di “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick a mettere in moto “Space oddity”.
I grafici
Dallo scambio cinema-musica si passa ai prestiti grafici. Per “American idiot” dei Green Day, Billie Joe Armstrong stava guardando i vecchi manifesti di Saul Bass e il designer Chris Bilheimer trasformò quell’ispirazione nel pugno che stringe una granata a forma di cuore. Il riferimento diretto è il manifesto de “L’uomo dal braccio d’oro” di Otto Preminger. Secondo Bilheimer, bastarono trenta minuti per chiudere quella copertina da 15 milioni di copie.
Il cinema finisce anche nei videoclip. “Tonight, Tonight” degli Smashing Pumpkins, da “Mellon Collie and the infinite sadness”, ricostruisce il “Viaggio nella Luna” di Georges Melies: scenografie dipinte, luna con volto umano e una vecchia macchina da presa a manovella per imitare il cinema delle origini.
Club Dogo e Battiato
L’Italia non resta a guardare. I Club Dogo chiamarono “Mi fist” il loro primo album come risposta milanese a “Tokyo fist” di Shinya Tsukamoto, quest’anno di ritorno alla Mostra del Cinema veneziana. Franco Battiato dichiarò il proprio amore per “Sogni” di Akira Kurosawa e fece più di qualche incursione nella Settima Arte come regista. Fascino che ha colpito anche l’ex Beatle Ringo Starr: sulla copertina di “Goodnight Vienna” si sostituisce a Michael Rennie davanti al robot Gort de “Ultimatum alla Terra”.
Da Kubrick a Bergman, da Lang a Tsukamoto, “ScreenPlay” mette in fila immagini nate per il grande schermo e finite su un vinile, dentro una canzone o in un video. Una mostra che è il primo capitolo di un progetto destinato a proseguire oltre Venezia.
Vai a tutte le notizie di Venezia Mestre
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto
2 settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L'informazione nella tua mailCorriere del Veneto
Le news principali sul Veneto
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione