Anime di montagna: al Museo delle Miniere la mostra di Luca Berti racconta in bianco e nero le fatiche della Valle Aurina
L'artista è specializzato nel documentare culture rurali: «L'analogico è il mio modo di esprimere me, i miei sentimenti, le mie idee»
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Anime di montagna: al Museo delle Miniere la mostra di Luca Berti racconta in bianco e nero le fatiche della Valle Aurina
di Silvia M. C. SenetteL'artista è specializzato nel documentare culture rurali: «L'analogico è il mio modo di esprimere me, i miei sentimenti, le mie idee»
La montagna non è uno sfondo inerte, immagazzina fatica, modella i volti, trattiene le storie e le tracce. È dentro questa aderenza tra corpo e roccia che la lente fotografica di Luca Berti ha creato il progetto Anime di montagna, la mostra al Museo provinciale Miniere a Ridanna e Monteneve. Nella sede di Monteneve la mostra resterà allestita nello storico edificio della «Vecchia forgia» a San Martino, fino al 15 ottobre, mentre la sezione di fondovalle accoglie, dal martedì alla domenica (dalle 10 alle 17) fino all’ 8 novembre.
Luca Berti, fiorentino di nascita, classe 1978, formato all’Istituto italiano di Fotografia di Milano, da anni vive a Copenaghen. Ha maturato una cifra espressiva in cui «la misura del Classicismo toscano s’innesta sulla nitidezza asciutta della cultura nordica». Un cammino partito nel 2002 con la mostra personale Doping a Milano, declinato attraverso la ritrattistica d’autore e le collaborazioni con testate come Elle, Glamour, Gq, Eurowoman, Soundvenue e Gaffa, poi approdato a una ricerca analogica di lungo corso sul campo. «Con 25 anni di esperienza, la fotografia in bianco e nero è diventata il mio modo di esprimere me, i miei sentimenti, le mie idee - spiega Berti -. Sono specializzato nel documentare le culture rurali con fotocamere analogiche di grande formato. L’Uomo e la Natura è il lavoro in corso che si è trasformato nel progetto della mia vita».
Inaugurata nell’ambito della tradizionale Festa dei minatori di Ridanna, in Alta Valle Aurina, la mostra presenta inquadrature in cui la precisione documentaria rifiuta ogni compiacimento per cercare la sostanza dei luoghi. Il titolo dell’esposizione sintetizza un doppio registro: le persone che continuano ad abitare la valle e la dimensione sotterranea della roccia, resa accessibili da secoli di estrazione. Il ricorso al banco ottico e ai tempi lunghi della camera oscura risponde alla necessità etica di testimonianza. «La preservazione culturale attraverso la fotografia è diventata uno degli aspetti più importanti del mio lavoro. A causa del mio interesse personale per la storia e il patrimonio culturale, la missione è concentrarmi sulla documentazione delle culture rurali tradizionali, delle persone, dei paesaggi e dell’architettura - sottolinea Berti -. Il processo di modernizzazione di queste fragili società rurali secolari le ha soffocate, ora si trovano nel reale pericolo di scomparire per sempre. Il mio dovere è preservarle con l’aiuto della fotografia e, si spera, attirare abbastanza attenzione da parte delle istituzioni che hanno ancora il potere di salvarle».
La concretezza del mezzo analogico rispecchia la durezza dell’ambiente altoatesino. Ogni immagine nasce da una lavorazione manuale nell’Atelier Nyboder. «Una stampa analogica in bianco e nero fatta a mano dà semplicemente un valore aggiunto all’immagine», precisa il fotografo, mettendo a nudo l’intesa tra i soggetti e lo spazio geografico.
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Ad ampliare il contesto storico, la sede del Museo di Ridanna affianca al percorso fotografico la mostra Argento, piombo & rivolta contadina, aperta fino all’8 novembre. Il percorso indaga le tensioni sociali che scossero il Tirolo nel 1525, rileggendo le vicende del leader Michael Gaismair, figura chiave non di origine contadina, ma espressione delle sofferenze dei piccoli estrattori stritolati dai grandi poteri commerciali dell’epoca, come i Fugger.
Domenica alle 15 in lingua italiana, mentre la sessione in lingua tedesca si tiene alle 11, il curatore Armin Torggler guiderà il pubblico attraverso un’analisi approfondita delle dinamiche storiche, evidenziando le analogie con le moderne questioni legate all’accumulo di capitale, al controllo delle risorse naturali e alle disuguaglianze sociali.
2 settembre 2026
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