Una democrazia troppo divisa
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Una democrazia troppo divisa

Martedì 1 settembre 2026
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il bipolarismo (mutato geneticamente) sta mostrando i suoi difetti

È morto Enzo Bianchi, il fondatore della Comunità monastica di Bose: aveva 83 anni

Una democrazia troppo divisa

Stefano Passigli | 1 settembre 2026

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Il nostro bipolarismo affonda le sue radici nella crisi della prima Repubblica. Dopo aver trovato sostegno nel maggioritario introdotto dalla legge Mattarella, il bipolarismo cominciò il suo mutamento genetico con la legge Calderoli, definita dallo stesso suo promotore «una porcata», e ribattezzata da Giovanni Sartori Porcellum, e si consolidò durante i lunghi anni dei governi Berlusconi.
Venuta meno con il fallimento della Bicamerale D’Alema, causato dal ritiro di Berlusconi, la possibilità di un accordo tra i due poli almeno sulle grandi questioni istituzionali (forma di governo, giustizia, leggi elettorali, conflitto di interessi), il nostro bipolarismo è progressivamente divenuto uno scontro a tutto campo tra le due opposte coalizioni. Il bipolarismo per funzionare correttamente ha invece bisogno di una cultura politica ove il confronto tra i poli sia limitato alle politiche di governo e non si estenda invece alle fondamenta del sistema (Costituzione, giustizia, politica estera, etc.) che devono rimanere patrimonio comune. Walter Bagehot, grande costituzionalista inglese dell’età vittoriana, commentava così la questione: «Noi siamo un popolo così profondamente unito da poterci permettere di dividerci».

Ben diversa è l’odierna situazione italiana. Venuto meno il comune retaggio della guerra di liberazione che aveva permesso la nascita consensuale della nostra Costituzione, e venuti meno i governi di solidarietà nazionale dovuti all’assalto allo Stato da parte delle Brigate Rosse, i nostri due poli hanno progressivamente tralignato in due coalizioni contrapposte proprio sulle questioni fondamentali: Costituzione, giustizia, legge elettorale, rapporto con l’Unione Europea. Come ben nota Roberto Gressi (Corriere della Sera 21.08.2026) alla crescente polarizzazione del nostro sistema, causata proprio dal progressivo mutamento genetico dei due poli, si uniscono ormai le loro sempre maggiori divisioni interne su questioni appunto fondamentali come l’atteggiamento verso la guerra in Ucraina, il riarmo e gli investimenti per la difesa, il rapporto con l’Unione Europea e i suoi Stati membri, il giudizio sulla politica estera degli Stati Uniti e via dicendo.

Il nostro bipolarismo è insomma oramai esploso, al punto che si cerca di tenerlo in vita con una riforma della legge elettorale di dubbia costituzionalità. Meglio sarebbe prendere atto che il bipolarismo si adatta ed è il prodotto di culture politiche caratterizzate da un ampio consenso sui fondamentali di un sistema politico, e che invece in condizioni di crescente polarizzazione occorre adottare una prospettiva consensuale e ricercare ampi accordi tra le forze politiche in campo. Governi di grande coalizione, governi tecnici, o del Presidente non nascono da «inciuci» o «ribaltoni», ma dalla necessità di superare le divisioni che condannano i governi all’inazione. La democrazia competitiva funziona solo se vi è un sufficiente grado di consenso sui fondamentali. Nelle condizioni della nostra Italia e dei gravi problemi che la travagliano cui non è stata portata ancora adeguata risposta, occorre che le forze politiche ritrovino momenti di accordo. Il temuto «pareggio», lungi dall’essere un evento negativo, può essere l’occasione per abbandonare il nostro falso bipolarismo. Le nostre divisioni vanno superate non con artificiose maggioranze create da leggi elettorali varate allo scopo, ma da una classe politica responsabile che ritrovi la via di obiettivi comuni e di necessarie azioni consensuali per conseguirli.

È appena il caso di aggiungere che il premio di maggioranza contemplato dalla legge elettorale all’esame del Parlamento si muove nella direzione di esasperare, e non mitigare, la già elevata polarizzazione del nostro sistema. Con il premio di maggioranza si possono vincere le elezioni anche per un solo voto in più e conseguire un’ampia maggioranza parlamentare. Il prezzo è però che entrambe le coalizioni saranno obbligate ad allargare al massimo la loro composizione aprendo anche a forze politiche alle loro estreme. Se poi la legge in discussione prevedesse anche un ballottaggio nel caso che nessuna delle due coalizioni raggiungesse la soglia per l’attribuzione del premio di maggioranza, il suo contributo a una ulteriore polarizzazione del sistema sarebbe massimo. 

Non resta che sperare che i fautori ad oltranza del nostro falso bipolarismo colgano il rischio che il nostro sistema politico non possa sopportare un ulteriore livello di polarizzazione, e lascino cadere il premio di maggioranza o almeno il ballottaggio. In situazioni di emergenza, e in particolare quando le opposte coalizioni sono divise al proprio interno, non bisogna ricercare una artificiosa vittoria di una coalizione sull’altra: se le divisioni nel Paese si traducono in un «pareggio» elettorale, è meglio tornare alla «centralità del Parlamento» e ricercare accordi trasversali tra le maggiori forze politiche.

1 settembre 2026

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