Ucraina, una costellazione di culture
In «Mosaico Ucraina» (Bottega Errante) la giornalista e scrittrice Olesja Jaremčuk racconta la diversità culturale del suo Paese, a partire dalla comunità dei russofoni
mercoledì 2 settembre 2026
Ucraina, una costellazione di culture
In «Mosaico Ucraina» (Bottega Errante) la giornalista e scrittrice Olesja Jaremčuk racconta la diversità culturale del suo Paese, a partire dalla comunità dei russofoni
di Marta SerafiniPolacchi, tatari di Crimea, armeni, rom, svedesi, gagauzi, greci del Mar d'Azov, e poi i russofoni: Mosaico Ucraina di Olesja Jaremčuk chiede di guardare il Paese a partire da questa costellazione di appartenenze,dove identità, lingua e memoria raramente coincidono in modo lineare.
Il caso dei russofoni resta il più delicato, perché in Ucraina il russo è stato insieme lingua quotidiana, abitudine urbana, eredità imperiale e terreno di un fraintendimento esterno persistente,incline a leggere l'uso della lingua come una prova di fedeltà politica. Una semplificazione che il libro evita con intelligenza, preferendo seguire vite, storie familiari, fratture locali.
Jaremčuk, giornalista ucraina, costruisce il suo racconto per prossimità. Si muove tra case, cucine, conversazioni, riti, paesaggi; raccoglie inflessioni, oggetti, memorie tramandate. Il suo sguardo ha la pazienza del reportage migliore: non forza le biografie dentro una tesi,lascia che siano i dettagli a fare emergere il disegno complessivo. «Alcuni dettagli possono rivelare molto più di qualsiasi linguaggio ufficiale o di qualsiasi statistica», osserva.
Gli oggetti che ritornano nei racconti dei sopravvissuti e degli sfollati valgono più di molte definizioni: «Un fez portato via dalla Crimea, una fotografia di Kakhovka passata attraverso un campo di filtrazione, un anello di Kharkiv inciso con parole nella loro lingua madre». In questi frammenti si deposita una memoria concreta,che continua a reggere anche quando la storia grande spezza territori e destini. Lo si vede anche nel ricordo di un episodio solo in apparenza marginale: «Ricordo ancora di aver preparato la torta shmush con Olympiada Khadzhynova, rappresentante dei greci del nord dell'Azov, a Mariupol nel 2019», racconta l’autrice. E così una torta salata tradizionale dei greci del nord del Mar d'Azov diventa il simbolo di una diaspora in cui sopravvivono ingredienti, gesti e lessici di una comunità antica.
La formula dell'Ucraina come Paese plurale potrebbe sembrare ovvia, ma Jaremčuk la sottrae a ogni retorica. «La nostra diversità culturale è una delle più grandi ricchezze dell'Ucraina», dice; e nel suo lavoro questa idea non suona come uno slogan edificante, bensì come una constatazione esposta alla prova della guerra. L'invasione russa ha rallentato alcuni processi di riconoscimento pubblico, ma ha anche reso più visibile il contributo delle diverse comunità alla difesa del Paese e alla sua tenuta civile.
Pubblicato da Bottega Errante Edizioni,Mosaico Ucraina arriva in Italia nella traduzione di Claudia Bettiol, molto misurata nel restituire una scrittura piana, precisa, vigile.
Dentro questo quadro, il tema dei russofoni acquista un rilievo particolare. La guerra ha reso più netto ciò che a lungo era rimasto ambiguo: parlare russo non significava sentirsi russi,ma la violenza dell'aggressione ha costretto molti a ridefinire il proprio rapporto con quella lingua. Jaremčuk lo dice con chiarezza: «Molti ucraini russofoni hanno smesso di parlare russo e sono passati all'ucraino perché hanno compiuto una scelta consapevole». Il punto, più che linguistico, è politico e morale: la scelta di appartenere a una comunità fondata su diritti e libertà, e non sull'oppressione imperiale.
Anche per questo Mosaico Ucraina riesce a restituire un Paese che la guerra vorrebbe ridurre a immagine semplice e univoca. La sua unità non appare come cancellazione delle differenze, ma come loro difficile ricomposizione dentro uno spazio comune.«L'invasione su vasta scala ha indubbiamente rafforzato il senso di unità tra i cittadini ucraini»: una frase che, alla luce del libro, pesa proprio perché non rimuove le complessità che la precedono.
Nell'immagine: la giornalista e scrittrice ucraina Olesja Jaremčuk (Leopoli, 1991) autrice di «Mosaico Ucraina. Viaggio dentro le molteplici identità di un popolo» (traduzione di Claudia Bettiol, Bottega Errante, pp. 208, euro 16).
Su «la Lettura» #770, disponibile in questa App, un approfondimento sulle frontiere ferite: il reportage di Marta Serafini dall'Ucraina racconta le donne che si prostituiscono per sopravvivere, per la droga, per sfamare i figli. Anche per il Paese, come spie. E, quando muoiono, non se ne accorge nessuno... Con un altro reportage di Andrea Galli da Ciudad Juárez (Messico).
1 set 2026 | 19:35
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