Amal Alamuddin e George Clooney a Venezia: la coppia di Hollywood unisce il cinema e i diritti umani
Attore, regista e produttore, tanta gavetta e a casa tre Oscar: «La Mostra è il mio festival e il Leone d’Oro è un onore immenso. Probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così»
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Amal Alamuddin e George Clooney a Venezia: la coppia di Hollywood unisce il cinema e i diritti umani
di Piero Di DomenicoAttore, regista e produttore, tanta gavetta e a casa tre Oscar: «La Mostra è il mio festival e il Leone d’Oro è un onore immenso. Probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così»
L'anno scorso George Clooney era arrivato in laguna con il suo ultimo film «Jay Kelly», regìa di Noah Baumbach, in cui interpretava un famoso attore cinematografico in crisi, che riceve un invito dall’Italia per la consegna di un premio. Chissà se proprio questo spunto ha suggerito alla Biennale di Venezia che un Leone d’Oro alla carriera al 65enne attore statunitense potesse essere un’ottima idea.
Fedelissimo del Lido
Anche per premiare un fedelissimo del Lido, presente spesso e volentieri, che dodici mesi fa non aveva voluto mancare pur con un’infezione ai seni nasali che gli aveva impedito di rispondere alle domande dei giornalisti, ma non di sfilare sul red carpet. Con al fianco l’inseparabile moglie Amal Alamuddin, avvocata di origine libanese che si occupa di diritti umani. Sposata proprio a Venezia nel 2014, in Municipio, con Walter Veltroni come officiante.
Quest’anno Clooney riceverà il Leone giovedì 10 settembre alle 21,30 nella Sala Grande del Palazzo del Cinema, prima della proiezione fuori concorso del film «Scherzetto» di Mario Martone. Condito dalla sua proverbiale ironia il primo commento a caldo, dopo aver ricevuto la notizia: «Ho vissuto tantissimi momenti straordinari a Venezia. La Mostra è senza dubbio il mio festival preferito e ricevere il Leone d’Oro è un onore immenso. Probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così».
La decisione del CdA della Biennale ha raccolto la proposta del direttore della Mostra, Alberto Barbera: «Nella sua triplice veste di attore, regista e produttore, Clooney è un artista completo e carismatico, appassionato e originale, avendo saputo trasformare una vocazione profonda in una delle parabole più luminose del cinema contemporaneo. Un avvio di carriera vissuta senza scorciatoie, grazie a piccole parti in telefilm e B-movie sino al grande successo ottenuto come protagonista della serie «ER», hanno plasmato un attore capace di abitare lo schermo con una naturalezza disarmante, conferendogli il dono di far sembrare i suoi personaggi non solo credibili ma desiderabili, vicini e umani, grazie anche a un fascino innegabile».
Credibilità e seduttività
Quello di Clooney è un carisma costruito sulla credibilità e su una seduttività che Barbera definisce «una perfetta combinazione di glamour da star di altri tempi, grande professionalismo e sensibilità moderna». Così l’attore, figlio di un giornalista tv, ha attraversato un po’ tutti i generi: i film di guerra con «Three Kings» e «Syriana», il thriller con «Michael Clayton», la commedia sofisticata con «Ocean’s Eleven» e «Fratello dove sei?», la fantascienza con «Gravity» e «Solaris», la commedia agrodolce con «Paradiso amaro», «Tra le nuvole» e «Jay Kelly.
In ciascuno di questi film, sottolinea Barbera, Clooney «ha modulato il suo registro senza mai tradire se stesso: ironico e malinconico, affascinante e riflessivo, brillante e capace di profondità inaspettate. Così come nei nove film realizzati quando ha deciso di passare dietro la macchina da presa, che rivelano un’idea esigente e generosa di cinema. «Confessioni di una mente pericolosa», «Good Night and Good Luck», «Le idi di marzo», «Suburbicon», sono esempi di film ricercati, ambiziosi, fuori dalle regole e dalle convenzioni del cinema hollywoodiano, nei quali si riflette l’altra sua vocazione, quella per l’impegno sociale e umanitario che contribuisce a farne una figura di assoluto rilievo nell’universo dello spettacolo contemporaneo».
La motivazione di Barbera richiama anche la responsabilità umanitaria di Clooney. Messaggero di Pace delle Nazioni Unite dal 2008, ha co-fondato Not On Our Watch e il Satellite Sentinel Project per monitorare le violenze in Sudan, è intervenuto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sul Darfur e qualche anno fa è stato arrestato durante una manifestazione davanti all’ambasciata sudanese a Washington.
Non rinunciando mai a occuparsi di temi rilevanti come quelli dei rifugiati, della guerra in Africa, dei diritti civili e dell’abuso delle armi. Simbolo di quella Hollywood che rivendica un impegno diretto sulle grandi questioni del nostro tempo.
I nuovi progetti
Nel frattempo l’attore sta lavorando a nuovi progetti come «Love», al fianco di Annette Bening sotto la direzione di Paul Weitz, adattamento cinematografico del bestseller di Amy Bloom, e come il nuovo capitolo della saga di «Oceans’ Eleven», «Ocean’s 14». La trasferta veneziana costituirà per lui un piacevole intermezzo, dopo la sua prima volta nel 1998 con il film «Out of Sight» di Steven Soderbergh e dopo aver anche risolto, a modo suo, qualche momento imbarazzante. Come nel 2009, con l’interruzione improvvisa della proiezione del film «L’uomo che fissa le capre». Pubblico in attesa mentre i tecnici cercavano di far ripartire il film e sguardi tutti puntati su Clooney in sala. L’attore comincia a fare facce strane e gesti per intrattenere gli spettatori, scherzando con il direttore Barbera e trasformando così un problema tecnico in un siparietto comico, capace di sciogliere la tensione e di far ridere tutta la sala.
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1 settembre 2026
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