Servo, chi è obbligato a lavori umili (e chi si presta a essere dominato)
Corriere della Sera - Cultura

Servo, chi è obbligato a lavori umili (e chi si presta a essere dominato)

Martedì 1 settembre 2026
2 visualizzazioni

Parola antica quanto le diseguaglianze, perché ovunque ci sia stato qualcuno che dava un ordine, c’era qualcun’altro incaricato di eseguirlo

È morto Enzo Bianchi, il fondatore della Comunità monastica di Bose: aveva 83 anni

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Servo, chi è obbligato a lavori umili (e chi si presta a essere dominato)

di Paolo Fallai

Parola antica quanto le diseguaglianze, perché ovunque ci sia stato qualcuno che dava un ordine, c’era qualcun’altro incaricato di eseguirlo

Illustrazione di Doriano Solinas

Questa parola è antichissima, quanto le diseguaglianze. Per origine, censo, brutalità. Appare nella lingua italiana, che si sta formando, già nel XIII secolo. E si conquista nei secoli sempre nuovi significati. Perché ovunque ci sia stato qualcuno che dava un ordine, c’era qualcun’altro incaricato di eseguirlo.

Figli e nipoti. Questo sostantivo maschile, servo, deriva dal latino servus, colui che svolge lavori umili, persona economicamente sottomessa e incaricata dei lavori domestici. Definizione molto diffusa, nello storico squilibrio sociale della società, che fin dall’antica Roma ha visto una gran massa di sottoposti incaricati di soddisfare ogni esigenza delle classi dominanti, senza poter accampare alcun diritto. Nel medioevo, il servo della gleba indicava chi era legato alla terra e soggetto al signore feudale.
Col tempo il termine ha assunto a una connotazione fortemente spregiativa per indicare una condizione ignobile, mortificante e degradata. E la forza della parola servo le ha conquistato una ampia gamma di significati figurati che sono andati molto al di là della definizione di domestico. E stato definito servo chiunque fosse privo di libertà politica, di autonomia, di indipendenza, chiunque fosse in qualche modo ridotto in una condizione di sottomissione. Succube di qualcosa o di qualcuno, come ci ricorda con precisione il grande dizionario di Tullio De Mauro, «verso cui tiene comportamenti e atteggiamenti servili, ossequiosi e talvolta vilmente opportunisti».

Piccola digressione di origine. Spesso per definire chi era in origine un servo troviamo la definizione schiavo. Certamente la parola, che indica un individuo privo della libertà, ci aiuta a comprendere quanto fosse dura la condizione dei servi per gran parte della storia e fino a non molto tempo fa. Ma schiavo deve attirare la nostra attenzione anche per la sua provenienza dal latino medievale sclavus, slavus, che indicava con precisione un «prigioniero di guerra slavo». Ed è stato proprio lo sviluppo di un diffusissimo mercato di questi prigionieri slavi, nel corso del medioevo, a rendere proverbiale la loro condizione e a fissare nella parola schiavo, fin dal XIII secolo, la sintesi di un destino tragico. Fino a non molto tempo fa, visto che i nazisti giunsero a pianificare l’eliminazione degli slavi, con le deportazioni di polacchi e cechi, colpevoli di non essere abbastanza «germanici».

Comunque a disposizione. Senza arrivare a questi estremi il ruolo dei servi è sempre stato essenziale nella storia millenaria di civiltà costruite sulla disuguaglianza e sull’oppressione. Al punto da rendere «servo» un primo elemento essenziale per comporre moltissime parole del linguaggio tecnico nelle quali il secondo elemento della parola è direttamente dipendente dal primo punto, per esempio il servofreno o il servosterzo.

Dalla dedizione ai giornali. Ma ancora più diffusa nel nostro linguaggio colloquiale è un’altra parola derivata da servo, il servizio. Che ha un arcobaleno amplissimo di significati: dall’impegno incondizionato a favore di una persona o di un ideale, all’attività professionale che si può svolgere in ambito pubblico o privato: quando cominciamo di solito «prendiamo servizio» e andiamo in pensione dopo «decine di anni di servizio». È un servizio una cerimonia liturgica, come una funzione o un «servizio funebre». E i papi, a partire da Gregorio Magno, adoperano come formula di apertura dei documenti pontifici l’espressione "servo dei servi di Dio". C’è un ampio utilizzo di questa parola in ambito militare, dove la leva quando era obbligatoria era chiamata «servizio militare» e dove ogni incarico anche specifico è definito servizio di sentinella, di ronda e così via. D’altronde anche la suddivisione del lavoro all’interno di un’azienda in singoli comparti è spesso organizzata in servizio commerciale, servizio tecnico e così via. Forse in qualche modo legato ai servizi domestici delle origini è un modo di dire oggi un po’ desueto che per indicare i lavori di casa li definiva appunto «i servizi». Al plurale hanno preso campo per indicare le stanze da bagno, i «servizi igienici». Qualche volta li usiamo anche quando in autostrada ci fermiamo in un’ «area di servizio». E in fondo ne sappiamo qualcosa anche noi nel mondo della comunicazione, dove nel linguaggio giornalistico un articolo, un filmato o un reportage fotografico è definito un servizio.

Una precisa predisposizione. Senza tutte queste spiegazioni non avremmo colto quanto è diffuso e pericoloso il servilismo, cioè la «disposizione a ubbidire – spiega il dizionario Treccani - ad assoggettarsi alla volontà e desideri altrui umiliando per paura o per interesse la propria personalità e la propria dignità». Se nella nostra società la schiavitù è moralmente e socialmente condannata, almeno pubblicamente, il servilismo ha un ruolo tuttora molto diffuso. Perché è diffusa l’inclinazione a compiacere in modo incondizionato i desideri e il volere di chi ha autorità e potere. Per timore, codardia o nella convinzione di poterne ricavare un qualche tornaconto.

La paura del confronto. Ci troviamo a vivere in una struttura politica, sociale e religiosa dove coltivare il confronto tra opinioni diverse, ascoltare chi non la pensa come noi con la disposizione d’animo di accettare le sue argomentazioni se le troviamo convincenti, è un impegno difficilissimo e spesso impossibile. La libertà che la nostra società ha conquistato, dopo la fine della seconda guerra mondiale e la sconfitta del fascismo, ci mette a disposizione spazi di confronto che non hanno precedenti nella nostra storia, ma che facciamo fatica ad usare. È molto frequente il caso che un pensiero dominante si imponga su tutti gli altri, liberando tutta una serie di sostenitori interessati a compiacerlo. Che non avendo personalità e dignità superano spesso il confine del ridicolo. Pronti nella loro debolezza a cambiare idea per compiacere una autorità successiva. Sottovalutando che in questo tempo quasi niente si disperde e un’affermazione imbarazzante, resta imbarazzante per sempre.

I luminosi esempi di Dante e Manzoni. Forse l’esempio letterario più noto di questa parola lo troviamo in un verso dantesco nel sesto canto del Purgatorio della Divina Commedia, quando per definire la poca autonomia del suo paese, ostaggio di potenze straniere e vittima di guerre fratricide, esclama: «ahi serva Italia, di dolore ostello!». Alessandro Manzoni vi ricorre nel coro di apertura del terzo atto della tragedia Adelchi, cui dà il titolo il primo verso: “Dagli atrii muscosi, dai fòri cadenti”, Manzoni descrive lo scontro tra Longobardi e Franchi ai danni del popolo italiano, con versi che sono diventati esemplari per descrivere la debolezza italiana: Il forte si mesce col vin­to nemico, / col novo signore rimane l’antico; / l’un po­polo e l’altro sul collo vi sta. / Dividono i servi, dividon gli armenti; / si posano insieme sui campi cruenti / d’un volgo disperso che nome non ha.

1 settembre 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Scuola, si riparte con molte novità: chi rifiuterà di sostenere l’esame orale sarà bocciato, cellulari vietati

Tutte le riforme per l'anno 2025-2026

SCRIVI ALLA REDAZIONE

Un contatto veloce con i
giornalisti della redazione
Scuola del Corriere della Sera

SCUOLA - IL CALENDARIO

14/02/2020Pisa

Convegno sul terzo settore alla Scuola Sant’Anna

14/03/2020Sassari

Friday for Future, assemblea nazionale

15/02/2020Pisa

Festa per Galileo Galilei nel giorno della nascita

TUTTI GLI EVENTI

VIA SOLFERINO 28 VISITE AL CORRIERE

Come prenotare, le vostre foto e le vostre impressioni

RICHIEDI LA TUA VISITA

CONFRONTA LE SCUOLE DELLA TUA ZONA

A quale indirizzo di studi sei interessato?

SCEGLI LA TIPOLOGIA

STRUMENTI PER LA SCUOLA

IL QUOTIDIANO IN CLASSE

Informazione e attualità, il progetto per dare spazio e voce ai ragazzi

TUTTI GLI SPECIALI

Tutti gli speciali di Corriere scuola

DATI & STATISTICHE

Tutti i numeri della scuola

LA PAROLA DELLA SETTIMANA

di Paolo Fallai

DIZIONARI

Condividi questo articolo