Il dono di Scorsese all'Italia: «Vi regalo il mio archivio». La trattativa con il ministero della Cultura
Sceneggiature, attrezzatura, lettere e costumi fra le altre cose. Il ministro Giuli accelera
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Il dono di Scorsese all'Italia: «Vi regalo il mio archivio». La trattativa con il ministero della Cultura
di Ilaria SacchettoniSceneggiature, attrezzatura, lettere e costumi fra le altre cose. Il ministro Giuli accelera
Sarà, forse, il suo modo di sdebitarsi. Martin Scorsese, regista e cineasta legatissimo alla cinematografia italiana, l’americano che più ha attinto all’immaginario nostrano (la sua opera è impastata di ritratti di Little Italy e citazioni sulla settima arte nel nostro Paese) sta trattando con il ministero della Cultura la donazione del proprio archivio integrale. Significa sceneggiature originali, costumi, oggettistica dei set, attrezzatura, perfino lettere nelle quali si interloquisce con la produzione a proposito di questo o quel titolo. «Il cinema italiano ha plasmato la mia concezione del cinema e del mio lavoro», ha ripetuto il regista ancora poco tempo fa, mentre si dava corso alla proposta (poi accettata) di una sua presidenza onoraria al premio David di Donatello.
Al dicastero, guidato da Alessandro Giuli, ora si corre. Si vorrebbe legare questa donazione a titolo gratuito a un percorso di formazione dedicato ai giovani talenti, ma si tratta di un’ipotesi allo studio, un wishful thinking tutto da valutare. La priorità, al momento, è altra. Alloggiare il materiale in uno spazio adeguato, fruibile, logisticamente felice. Interpellata anche la direzione di Palazzo Venezia che potrebbe, forse, offrire una sponda a qualche soluzione e che ha già dato luogo a un incontro al quale era presente un rappresentante del regista.
Scorsese è anche il cineasta più meticoloso del suo tempo. Il suo Hugo Cabret (2011), omaggio a George Méliès e alla protostoria della cinematografia mondiale, racconta più di altre sue opere la passione per la cinepresa, per la macchina dietro il rito collettivo, per gli ingranaggi del motore magico.
Non mancheranno, dunque, nell’archivio Scorsese, feticci di questo tipo. Il solo lavoro di acquisizione del materiale si annuncia monumentale. Ci sarà tempo anche per le didascalie. Basti, intanto sapere, che l’archivio riguarda circa 50 anni di cinema americano. Dagli aspri anni Settanta (quelli delle pellicole che lo hanno lanciato, come Taxi Driver e Mean Streets) agli Ottanta del riflusso (con il problematico L’ultima tentazione di Cristo, il meno fortunato Re per una notte divenuto cult suo malgrado e l’insignito Il colore dei soldi). Fino agli anni Novanta dei gangster movie (Quei bravi ragazzi, che inaugura la stagione con Joe Pesci e consolida quella con Robert De Niro, e Casinò) e ai tempi più recenti del sodalizio con Leonardo DiCaprio: The Departed (2006), Shutter Island (2010), The wolf of Wall Street (2013).
Non è il primo regalo del regista newyorchese al nostro Paese: negli anni passati c’era stato l’omaggio alla cineteca di Bologna, che oggi ospita un campione di script con i quali Scorsese partecipò, nel tempo, a festival e ricorrenze.
L’infanzia con i genitori di origine sicula, l’asma come patologia limitante («Potevo solo andare al cinema», dirà), il matrimonio con Isabella Rossellini, l’ossessione verso il neorealismo e non solo: tutto sembra aver giocato in favore di questa scelta.
Nel suo libro Conversazioni su di me e tutto il resto (Bompiani, 2011) c’è spazio per un’autobiografia sentimentale dalla quale spunta, ostinato, il suo amore per il cinema italiano d’autore: «I miei venivano da un paese siciliano. E in Sicilia non ci si fida di nessuno. Non è una cosa molto progredita ma la realtà è che si cresce pieni di diffidenza. Mi spiace dirlo ma questo atteggiamento mi venne inculcato a forza. I miei genitori erano brava gente, lavoratori. Non erano né mafiosi né criminali. Ma c’era questo atteggiamento verso il mondo. Se vedete Nuovomondo di Crialese (Emanuele Crialese, ndr) i miei nonni erano così».
Il ministro Giuli spera di concludere prima possibile l’affare. L’archivio Scorsese a Roma rappresenta un’enorme opportunità di conoscenza specialistica e di ricostruzione bibliografica della materia. Il regista, 83 anni, intanto ha dato vita ad altri dibattiti. Il suo The Irishman (2019) distribuito da Netflix ha suscitato qualche irritazione. Scorsese, si è detto, privilegia i killer del grande cinema. Lui ha replicato a suo modo con gli unici che conosca, quelli del grande schermo. Killers of the Flower Moon è la sua ultima fatica. Era il 2023.
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1 settembre 2026 ( modifica il 1 settembre 2026 | 13:10)
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