In un'arida primavera, il nuovo libro di Roberto Frigo sul suicidio assistito: «È il mio testamento spirituale»
Corriere della Sera - Cultura

In un'arida primavera, il nuovo libro di Roberto Frigo sul suicidio assistito: «È il mio testamento spirituale»

Martedì 1 settembre 2026
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Il padovano ha una diagnosi che non lascia speranza: «Vorrei che chi lo legge capisse quanto è importante mantenere la serenità anche nelle situazioni più difficili»

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In un'arida primavera, il nuovo libro di Roberto Frigo sul suicidio assistito: «È il mio testamento spirituale»

di Francesca Visentin

Il padovano ha una diagnosi che non lascia speranza: «Vorrei che chi lo legge capisse quanto è importante mantenere la serenità anche nelle situazioni più difficili»

«Invecchiare non è facile...Richiede capacità di adattarsi al passare del tempo che coinvolge ogni parte di noi... la mente e il corpo cambiano profondamente e non tutti sanno vivere il mutamento, a volte drammatico, che affrontano». Roberto Frigo, padovano che da due anni affiancato dall’associazione Luca Coscioni è in prima linea per il fine vita, affida al libro In un’arida primavera (bette edizioni, 237 pagine, 14 euro), appena uscito, pensieri, riflessioni, inquietudini sulla vita, la morte, l’amore, l’invecchiare, le differenze generazionali. Una raccolta di racconti che traccia una trama dell’esistenza, con molti riferimenti autobiografici, ma anche una buona parte romanzata.
Frigo, 67 anni, una diagnosi che non lascia speranza: glioma diffuso, una forma aggressiva di tumore cerebrale, non operabile, che causa crisi epilettiche quotidiane, difficoltà motorie, deterioramento cognitivo, nel 2024 ha chiesto all’Usl di Padova il suicidio medicalmente assistito, secondo quanto previsto dalla sentenza del 2019 della Corte costituzionale. Cinque mesi dopo, il no dell’azienda sociosanitaria. Nel 2025 ci ha riprovato. Intanto, con l’aiuto dell’associazione Coscioni ha ottenuto il via libera per andare a morire in Svizzera, anche se il suo desiderio sarebbe porre fine alla sua esistenza (che definisce «una non vita») a casa sua a Padova, circondato dagli amici. Nei racconti di In un’arida primavera affronta anche il tema del fine vita, dello spaesamento che porta l’invecchiamento e il deterioramento di corpo e mente e parla del suo cancro. «Mi stavo lentamente spegnendo, cedendo piano, piano, inevitabilmente, alla sofferenza procurata dal tumore... Io e il cancro avevamo smesso di convivere. Lui aveva preso il sopravvento». Frigo presenta il libro sabato al Centro Universitario di via Zabarella a Padova (ore 11), in dialogo con la scrittrice e neurologa Chiara Briani e con Alberto Schön.

Roberto Frigo, questo libro è il suo testamento spirituale?
«Lo è. Anche se non l’avevo scritto con questo obiettivo. Ormai sono mesi che non riesco più a scrivere racconti, così il racconto che chiude la raccolta del libro è anche l’ultimo racconto che ho scritto nella realtà. Nel libro c’è anche il tema del suicidio assistito, tema importante, ma non ho voluto che diventasse fagocitante. Molti racconti sono dedicati anche a altro».

In Regione Veneto si discute e vota di nuovo la proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito. Vede una speranza per quanto riguarda il suo appello per poter morire?
«Ho perplessità sul fatto che la Regione Veneto farà davvero passare la legge... Comunque io ho già il via libera per andare a morire in Svizzera, è quello che farò se anche questa volta in Veneto non cambierà nulla. Sto sempre peggio, non posso continuare ancora...»

Nelle sue condizioni come riuscirà ad affrontare la presentazione pubblica del libro sabato a Padova?
«Sarà molto faticoso, lo so. Non a caso la presentazione è fissata alla mattina, l’unico momento in cui ho un po’ di forza e sono più lucido. Ma è un obbligo che sento nei confronti della mia editrice Elisabetta Nalon, verso cui ho profonda stima e riconoscenza. È anche un dovere verso i tanti amici e amiche che mi seguono e mi sostengono con affetto. Spero di essere all’altezza».

Qual è il racconto della raccolta che la rappresenta di più e perché?
«Il racconto che preferisco è Tenersi in disparte, esprime il concetto che bisogna accettare che l’avanzare dell’età comporta tenersi in disparte, non interferire con la vita delle altre persone. E’ un racconto in cui ricordo anche mio padre, a cui ero molto legato, Antonio Frigo, che dall’82 al ‘97 fu presidente della Camera di Commercio di Padova, amatissimo da tutti quelli che conosceva. Lui teneva moltissimo alle relazioni serene e positive con le persone».

Ha dedicato il volume al suo psicanalista Alberto Schön, come mai?
«È una persona che mi è vicino da moltissimo tempo, con lui ho condiviso e discusso ogni racconto che ho scritto».

Cosa vorrebbe che il libro lasciasse in chi lo legge?
«Vorrei che chi lo legge capisse quanto è importante mantenere la serenità anche nelle situazioni più difficili e spiacevoli. Credo che invecchiando bisogna essere più aperti verso gli altri, cogliere ciò che ogni persona può dare».

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