L'ultima intervista al Corriere Torino di Enzo Bianchi: «Mi lascia dubbioso chi prega con l'iPhone. Bose? I veleni li ho sublimati»
Corriere della Sera - Cultura

L'ultima intervista al Corriere Torino di Enzo Bianchi: «Mi lascia dubbioso chi prega con l'iPhone. Bose? I veleni li ho sublimati»

Martedì 1 settembre 2026
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Il monaco cristiano e saggista: «Leone sarà un grande papa, nel solco di Bergoglio. E sull'inclusività di persone Lgbtq ha ragione la Chiesa tedesca, quella italiana anche mossa da buone intenzioni finisce per ghettizzarli»

È morto Enzo Bianchi, il fondatore della Comunità monastica di Bose: aveva 83 anni

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L'ultima intervista al Corriere Torino di Enzo Bianchi: «Mi lascia dubbioso chi prega con l'iPhone. Bose? I veleni li ho sublimati»

di Alessandro Chetta

Il monaco cristiano e saggista: «Leone sarà un grande papa, nel solco di Bergoglio. E sull'inclusività di persone Lgbtq ha ragione la Chiesa tedesca, quella italiana anche mossa da buone intenzioni finisce per ghettizzarli»

È morto all’età di 83 anni Enzo Bianchi, tra i principali fondatori della comunità monastica di Bose nata nel 1965 nel Biellese. Monaco, prolifico saggista, esperto di biblismo, fondatore delle Edizioni Qiqajon, Bianchi aveva lasciato la guida della Comunità monastica di cui era priore nel 2017. Da allora si era progressivamente ritirato anche a causa di problemi di salute. Nato nel 1943 a Castel Boglione, nell’Astigiano, è stato un punto di riferimento spirituale per intere generazioni. Riproponiamo la sua ultima intervista al Corriere Torino. 


«Biblioteca Enzo Bianchi» è il progetto che raccoglie i migliori testi pubblicati da San Paolo (ma non solo) del fondatore della Comunità di Bose e della Casa della Madia. La presentazione sarà di scena al Salone del libro di Torino sabato 16 maggio allo stand San Paolo (14:30) con Ferruccio De Bortoli.

Una «biblioteca» col suo nome, è contento?
«Sono rimasto felicemente sorpreso dall’editore. So di aver scritto molti libri, alcuni anche importanti, ma non pensavo addirittura ad una ‘biblioteca Enzo Bianchi’. Devo dire che il mio pensiero sulla spiritualità, la Bibbia, la liturgia e il dialogo col mondo è esteso e di una certa completezza».

Il primo volume della raccolta, “Il corvo di Elia”, nel 1986 fece scandalo…
«Monsignor Maggiolini, vescovo di Como, lo attaccò dicendo che era un libro troppo laico, troppo moderno, invece quelle stesse idee sono state ripetute mille volte nel tempo da papa Ratzinger e papa Francesco”.

Com’è cambiato oggi il senso del pregare?
«Ha subito un’evoluzione. L’uomo ora presenta un'altra antropologia, non vuole rapportarsi a una maestà divina bensì andare al cospetto di Dio al pari di un amico, dargli del tu. Questo ha cambiato le cose. Il pregare di una volta assomigliava troppo al pregare pagano, come rivolgersi a Zeus; no, le preghiere ora sono rivolte a un Dio fratello».

C’è però chi sostiene che la preghiera «meccanica» ma incardinata in un rito preciso rinsaldi la comunità. La scomparsa della ritualità non fa ancora più male alla Chiesa?
«Vero, la ritualità perduta traduce l’incapacità del popolo di Dio a capire i segni, le azioni; è necessario partecipare anche col proprio corpo alla preghiera, non solo coi pensieri. In troppi non sono più capaci di inginocchiarsi, di un gesto di adorazione. Tutto questo andrebbe recuperato. L’unità di corpo e spirito dev’essere salvaguardata, altrimenti ci delinea una schizofrenia all’interno di noi stessi».

Conosce Hallow la «app numero 1 per la meditazione e la preghiera cattolica»? Si possono selezionare le preghiere e stabilire un timing, scegliere podcast con passi biblici e i sacerdoti da seguire.
«Resto perplesso quando noto un tablet al posto del messale e quando si usa l’iPhone per pregare. Tradisce una voglia di essere nella modernità ma il primato di un credente va concesso alla mente, che dev’essere sempre concorde con la voce diceva san Benedetto. La preghiera solo mentale e tecnica sarà anche contemporanea ma può rivelarsi schizofrenica».

Non si recita più l’Ave Maria in classe per rispettare altre confessioni. Scelta giusta?
«Conosco insegnanti a Mantova e a Saluzzo che per rispetto della pluralità delle confessioni non recitano più le preghiere in classe però, in compenso, iniziano la lezione con alcuni minuti di silenzio. Credo sia bellissimo, è un invito per ciascun alunno ad ascoltarsi e tornare, già in tenera età, all’invito della Gnosi che poneva domande fondamentali “chi sono io, chi sono gli altri per me”».

Gli eventi promossi in oratori e monasteri in chiave «cristiani Lgbtqia+» sono sempre più numerosi. La sfida pastorale all’inclusività lanciata dalla Chiesa tedesca fa proseliti. Cosa ne pensa?
«Ha ragione la Chiesa tedesca, occorre una maggiore inclusività. E non sono d’accordo sulla situazione della pastorale italiana che pensa di includere le persone omo e transessuali con manifestazioni apposite perché significa ghettizzarle. Questi atteggiamenti fanno più male che bene alla Chiesa. Parliamo di fratelli e sorelle come gli altri, non hanno bisogno di distintivi, purché siano battezzati e sinceri. I figli di Dio dei paesi del Nord in tal senso ci danno una lezione».

Un anno di Leone XIV. Un bilancio del pontificato finora?
«Sono molto contento della continuità con Bergoglio sui temi etici, la guerra, la povertà. Leone non smentisce Francesco ma al contempo riporta nella Santa Sede un clima di maggiore unità e comunione. La vecchia Chiesa era incapace di dare un giudizio storico sui conflitti bellici, il primo è stato papa Francesco seguito ora da Prevost, e in maniera molto netta. In più, Leone continua a battere sulla sinodalità, certo con uno stile differente da Bergoglio, che mi è stato molto amico».

Com’era il papa argentino?
«Aveva un modo di agire tipicamente da profeta, che se agitato da un’idea deve portarla a termine senza troppi consiglieri intorno. Eseguiva lo spirito che parlava in lui. Leone no, ascolta, ha rimesso al centro la collegialità al fine di un andamento più normale, meno caotico, che farà sicuramente bene».

Come procede Casa della Madia, fondata tre anni fa ad Albiano?
«Va bene! La comunità ha preso il suo volto. Abbiamo costantemente ospiti. Nei giorni scorsi è venuto il vescovo di Spoleto col gruppo della pastorale, e anche molti laici non fanno mancare la loro presenza. Sono contento perché pur nelle nostre dimensioni torniamo a rendere un servizio alla Chiesa».

Sublimati i veleni per le vicende legate alla Comunità di Bose dopo le clamorose polemiche del 2020?
«Da parte mia il veleno è stato sublimato. Spero in una riappacificazione. Ma altri, che hanno ancora un po’ la coscienza sporca, forse non la desiderano».

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