Il «giorno della marmotta» in cui vive il campo largo
Il «giorno della marmotta» in cui vive il campo largo
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(SOLINAS)
Caro Direttore,
ogni volta che si avvicina una nuova stagione politica, a sinistra torna puntuale il grande interrogativo: chi sarà il prossimo candidato? E così ricomincia il tradizionale rito delle primarie, delle correnti, delle alleanze impossibili e delle discussioni infinite. Più che primarie, verrebbe da chiamarle «prove generali di separazione...».Alfonso Scelzo
Caro Scelzo,
A sinistra sembra di vivere continuamente in un «giorno della marmotta» dove tutto avviene sempre esattamente allo stesso modo. Le stesse identiche situazioni ripetute all’infinito. Nelle passate elezioni le divisioni hanno consegnato la vittoria al centrodestra, rinunciando in partenza alla possibilità di competere. Dall’arrivo alla guida del Pd di Elly Schlein (vittoriosa sorprendentemente nelle primarie contro il candidato sostenuto dalla maggioranza del partito) non c’è stato un momento in cui la costruzione di una coalizione di tutte le opposizioni non sia stata sbandierata come la chiave per conquistare il governo. «Sono testardamente unitaria» la frase chiave della leader del Pd. Una dichiarazione che, nelle sue intenzioni, aveva una conseguenza naturale: la segretaria del partito più votato avrebbe espresso il candidato premier. La realtà della litigiosità e delle divisioni del «campo largo» ha però subito ingarbugliato le cose. Giuseppe Conte ritiene di essere un candidato più forte nella battaglia con Giorgia Meloni e per questo chiede le primarie per la scelta dell’eventuale futuro premier. Nel Pd si è aperto uno psicodramma con la ricerca di candidati «terzi» e di soluzioni super partes: sindaci, vecchie glorie o, polemicamente, simboliche indicazioni di partigiani o giovani militanti. A completare il quadro ci sono i veti reciproci (il Ms5 che non vuole Renzi in coalizione), le tre-quattro nuove formazioni riformiste o moderate in lotta tra di loro e tante antiche antipatie che tornano a galla. Tutto questo accade mentre ancora non sono stati risolti alcuni temi decisivi per una coalizione di governo: quali sono i punti condivisi in politica estera (per ora non se ne vedono), quali le misure economiche e sociali, che linea sull’immigrazione e sulla sicurezza e così via… Sono i nodi su cui al momento si sorvola ma, al contrario, dovrebbero caratterizzare, prima di tutto il resto, una proposta di governo. Il passato, da questo punto di vista, sembra non aver insegnato nulla. Il centrosinistra ha vinto, come coalizione, due volte le elezioni con Romano Prodi. In entrambe le occasioni il suo governo è durato solo due anni: nel 1998 ci pensò Fausto Bertinotti a farlo cadere, nel 2008 toccò a Clemente Mastella e a Franco Turigliatto. Tutti insieme appassionatamente in campagna elettorale, tutti allegramente divisi il giorno dopo la vittoria.
31 agosto 2026 ( modifica il 31 agosto 2026 | 08:11)
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